Bologna, 21 ago. – “Bisogna correre il rischio di affrontare modelli nuovi di accoglienza. So di usare parole dure: non possiamo ancorarci a modelli superati, inefficaci e costosi solo per difendere dei posti di lavoro”. Risponde così alle critiche del sindacato Usb l’assessore al welfare del Comune di Bologna Amelia Frascaroli. A inizio agosto il sindacato di base aveva infatti diffuso un duro comunicato parlando di almeno 17 posti di lavoro messi a rischio dal maxi bando per la gestione dei servizi socio-assistenziali. Numero confermato dall’assessore, che però chiede di svincolare la questione lavoro da quella dell’assistenza cittadina.
“Sull’argomento lavoro faremo altri ragionamenti – spiega Frascaroli – il fatto che aumentino le ore degli educatori rispetto a quelle degli operatori di base è una necessità. Questo non vuol dire che si abbandoneranno queste persone alla strada”. L’assessorato al welfare conta sopratutto sulla capacità delle coop cittadine, spesso consorziate, di ricollocare i propri dipendenti. Per Frascaroli il tema è più ampio, e riguarda “quei ragionamenti che bloccano tutto per difendere lo status quo”. Un esempio? “Nel sindacato sentivo tempo fa chi si opponeva alla chiusura del Cie per salvaguardare i posti di lavoro, un modo di ragionare che non regge più”.
Frascaroli ha anche rivendicato il cambio di impostazione deciso per tutta l’assistenza cittadina, che passerà da un modello assistenziale ad uno legato al recupero di autonomia degli utenti. E a chi solleva il tema della sicurezza, per gli utenti e per gli operatori, di un approccio che lascerà più scoperti di notte dormitori e centri di accoglienza, Frascaroli risponde: “Abbiamo valutato implicazioni di questo tipo, gli utenti sapranno gestirsi”. Rassicurazioni anche sul dormitorio Zaccarelli, in chiusura a marzo (“Chiuderà solo per il tempo necessario alla ristrutturazione”), e sul maxi bando che deciderà i gestori dei servizi di assistenza comunale per i prossimi 24 mesi (“non sarà solo al massimo ribasso”).
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