Bologna, 23 ago. – Nel Comune di Bologna c’è un problema “bandi”. Lo afferma Michele Vannini, segretario della Funzione Pubblica Cgil. “Nell’attuale legislatura ci sono sempre stati problemi coi bandi per gli appalti” dice il sindacalista. Vero è che in questi ultimi anni sono andati a scadenza molti servizi e di conseguenza si sono dovuti rifare i bandi. E quasi mai è andata liscia. Il servizio sosta, il global service, il centro Rostom, Seribo, il verde pubblico: tutti esempi di bandi che, per un motivo o per l’altro, hanno presentato problemi. Al netto dei ricorsi dei perdenti, sempre più frequenti e che allungano i tempi di affidamento dei lavori (“Ora i lavori si fanno più con gli avvocati che non con il badile” disse qualche tempo fa l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Malagoli), a volte i problemi sembrano dovuti a tensioni interne alla macchina comunale.
“C’è poi un problema, che Frascaroli in qualche maniera mi pare evidenzi con una certa sincerità, quasi disarmante, quando dice ‘ha deciso la tecnostruttura‘” dice Vannini. Insomma, secondo Vannini e la Cgil, a Palazzo d’Accursio ci sarebbe un braccio di ferro tra i tecnici dell’ufficio gare e i politici. O meglio, tra la macchina comunale, “la tecnostruttura”, e la politica. Sembra quasi che la possibilità di scelta degli assessori si trovi imbrigliata dalle decisioni dei tecnici. “C’è una certa fatica a far coincidere le volontà della politica – dice Vannini- con quelle dell’amministrazione quotidiana”.
Un esempio su tutti è proprio quello del bando per la gestione del centro Rostom. Vannini ricorda che il sindacato aveva segnalato già a luglio che ci sarebbero stati dei problemi. “Sono sollevato che Frascaroli abbia detto ‘se ci saranno problemi li solleveremo dall’incarico’, però ci si poteva pensare prima”. La lettura di Vannini è questa: “In quella occasione l’ufficio gare ha deciso che bisognava risparmiare e si è andati in quella direzione creando un pasticcio mostruoso”.
“E’ evidente che la normativa che è sopraggiunta in questo periodo ha scaricato sui dirigenti una quantità di responsabilità anche molto elevata, anche dal punto di vista delle ripercussioni personali che ci possono essere ed è per questo- chiosa Vannini- che i dirigenti stanno comprensibilmente dalla parte dei bottoni“. La tecnostruttura non vuole rischiare e per questo faticherebbe a tradurre nei bandi gli indirizzi dei politici.
La causa di questa situazione è, in ultima analisi, secondo Vannini, la normativa nazionale che riguarda gli appalti che è molto complicata. “E prescinde le volontà dei singoli, siano essi politici o tecnici”.

