Bologna, 21 feb. – Da Bologna a Brescia per capire come evitare il rischio di affidare appalti al massimo ribasso nel settore socio-educativo. La meta non è casuale, visto che il Comune lombardo ha deciso di imboccare la strada del ‘no’ al massimo ribasso e della co-progettazione dei servizi. Una prospettiva che piace a Sel e anche al mondo delle cooperative, che incassa già l’apertura di un tavolo di trattiva sul tema col Comune di Bologna.
L’assessore al welfare del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli, ha spiegato di essere già in contatto con l’assessore bresciano Felice Scalvini. Frascaroli incontrerà il collega nella settimana tra il 2 e il 6 marzo, per raccogliere un po’ di suggerimenti: poi “quando avrò una proposta concreta in mano, romperò un po’ le scatole in Giunta“, promette l’assessore bolognese.
Un esempio di quello che non va a Bologna, ragiona Frascaroli, “si è visto benissimo con la vicenda del centro Rostom“. Lì il creterio di assegnazione del servizio non è stato quello del massimo ribasso, ma quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. “Ci sono comunque elementi di rischio perché la formula può mascherare il massimo ribasso. Molte volte è solo un modo diverso di chiamare la stessa cosa”. Certe cose succedono, spiega l’assessore, perché gli uffici che predispongono le gare hanno una “cultura e occhiali diversi rispetto al settore dei servizi sociali, che costruisce i contenuti delle stesse gare”. Anche tra gli assessori ci sono sensibilità diverse su questi temi? “E’ vero, altrimenti non ci troveremmo, ogni tanto- risponde Frascaroli- ad aprire certe divaricazioni a cui poi bisogna rimediare”. Si poteva intervenire prima? “E’ una critica che accetto. Molte cose hanno una lentezza spaventosa qui dentro”, afferma l”assessore. “Prima di produrre cambiamenti rispetto ad un’idea, c’è bisogno di tempi veramente archeologici, la grossa fatica è questa e me ne rendo conto”.
Intanto, proprio sugli appalti socio-educativi si allarga lo scontento manifestato da Sel confronti della Giunta. Dopo i forti dubbi espressi in merito alla possibilità di votare a favore della delibera sulla refezione scolastica, è ancora la capogruppo Cathy La Torre ad alimentare le fibrillazioni in maggioranza. La Giunta deve assumersi “un impegno concreto”, afferma La Torre in commissione: quello di “non fare più bandi nel settore dei servizi sociali basati sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa” (che, per altro, sarà inserita anche nella gara per la refezione scolastica), privilegiando i criteri meramente “qualitativi”. Questo per evitare che si ripetano bandi come quello vinto dalla coop marchigiana Mosaico, che poi ha rinunciato: si è arrivati vicinissimi ad un “disastro”, dichiara la vendoliana. Del resto, “se educatore viene pagato così poco, come chi andava in miniera ai primi del 900”, allora “ha ragione se poi la qualittà del suo lavoro cambia”. Per questo bisogna evitare il rischio di affidare appalti al massimo ribasso, dice La Torre, seguendo l”esempio di Brescia: “Perché lì hanno fatto così e noi no? Perché abbiamo lasciato un bando in pasto all’offerta economicamente più vantaggiosa?”.

