Non si vota. Bersani: “vergogna”. Calderoli: “Al voto in primavera”

4 feb.  – Niente election day il 28 e 29 marzo. Lo ha confermato il ministro dell’Interno Roberto Maroni al termine del Consiglio dei Ministri. “Il Parlamento è sovrano e può, se lo riterrà, approvare una modifica all’attuale normativa degli enti locali per far andare Bologna al voto in primavera o in autunno: in assenza di questo intervento legislativo, le elezioni a Bologna si faranno nel termine ordinario del 2011“. Secondo Maroni “non ci sono i tempi per consentire l’emanazione di un decreto legge per accorpare le elezioni a quelle del 28 marzo”. La principale causa, spiega il titolare del Viminale, è il ritardo delle dimissioni.

Uno spiraglio lo apre un altro rappresentante del governo, il ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli. “Se vi fosse una proposta bipartisan da parte del Parlamento che consentisse una nuova finestra elettorale nel 2010 per Bologna e gli altri comuni interessati, il Governo non si opporrebbe – ha fatto sapere Calderoli-. Le elezioni normalmente si svolgono nel periodo che dal 15 aprile al 15 giugno.

Non si sono fatte attendere le reazioni del centrosinistra, su tutte quelle del segretario del Pd Pierluigi Bersani. “E’ una vergogna. Il Governo non faccia lo scaricabarile e decida una data ravvicinata del voto”.  “Negare le elezioni anticipate è un fatto gravissimo” ha detto invece il segretario provinciale del Pd Andrea De Maria. Interviene anche l’Idv attraverso la coordinatrice regionale, Silvana Mura, che invita Maroni a “vergognarsi” e allo stesso tempo si impegna a “promuovere in Parlamento una legge che consenta di votare almeno nell’anno in corso”. Timori anche per il voto a giugno arrivano dal vice sindaco Claudio Merighi, che punta il dito contro il ministro degli Interni. L’affermazione di Maroni, al voto dopo le dimissioni di Delbono, “non era vera” spiega Merighi. “Non vorrei – conclude il vice sindaco – che davanti alla possibilità di una legge per il voto ancitipato il Pdl trovasse il modo di opporsi consegnando la città ad un lungo commissariamento“.

Di fronte a questa decisione il centrosinistra ha deciso di scendere in piazza. Lo farà domani, alle 18, davanti alla Prefettura, in piazza Roosevelt. Partito Democratico, Italia dei Valori, Pdci – Prc, Partito Socialista e Sinistra, Ecologia e Libertà invitano i cittadini a partecipare alla manifestazione per chiedere di andare al più presto al voto.

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