30 apr. – “Ricostruire una coalizione sociale che fa dei tre diritti fondamentali della nostra Costituzione, lavoro, salute, istruzione, il perno di una trasformazione della società”. E’ questo l’obiettivo della mobilitazione che il segretario della Fiom Maurizio Landini lancia da Bologna e che partirà il 18 maggio con la manifestazione a Roma. Oggi Landini annuncia che sul palco di piazza S. Giovanni ci saranno anche Stefano Rodotà (oggi assente giustificato come l’ex ministro Fabrizio Barca) e Gino Strada, di ritorno dall’ospedale di Emergency in Sudan.
“Ogni volta dicono che vogliamo fare un partito“, dice Landini dal palco, “ma avere un’idea di trasformazione della società non vuol dire sostituirsi ai partiti”, chiarisce. Eppure le aspettative, seppure ridimensionate dalle assenze, oggi c’erano ancora. Per l’occasione è tornato in città l’ex sindaco Sergio Cofferati, ora europarlamentare del Pd, che parlando coi giornalisti ha accusato il suo partito di aver commesso “errori molto gravi” e indicato la nacessità di una svolta a sinistra, a partire dal lavoro e dai diritti del lavoro.
I diritti di chi lavora e di chi è disoccupato o inoccupato, secondo molti degli interventi che si sono sentiti oggi in una sala del Podestà piena zeppa, si garantiscono con quella che lo storico Marco Revelli ha definito”una rete universalistica” che permetta di non vivere la perdita del lavoro come un fallimento personale e allo stesso tempo “scoraggi il lavoro indecente”. “Chiamatelo come volete”, dice Revelli, “reddito di cittadinanza” o “reddito di ultima istanza”, sarebbe “un tassello” per risolvere il problema della povertà che sta coinvolgendo ampie fasce di popolazione e non il reddito di cittadinanza “caritatevole”, ha aggiunto Cofferati, di cui ha parlato il presidente del Consiglio.
Durante la mattinata c’è stato un coro di critiche alle iniziative di Cgil Cisl Uil che a Bologna, Treviso e Perugia hanno invitato rappresentanti delle associazioni imprenditoriali nelle piazze del .
L’iniziativa di oggi a Palazzo Re Enzo si è aperta con un minuto di silenzio per le operaie tessili rimaste sotto le macerie dell’edificio crollato a Dacca.

