6 apr. – 559 industrie metalmeccaniche in crisi, 20.132 lavoratori che stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali, 1.252 lavoratori in mobilità e altri 537 che stanno per andarci. E’ questa la fotografia dell’industria metalmeccanica nella nostra provincia scattata dalla Fiom di Bologna. Ma se l’industria piange, l’artigianato non ride: secondo Bruno Papignani, segretario Fiom cittadino, sono oltre 3mila i lavoratori metalmeccanici di aziende artigiane che stanno utilizzando gli ammortizzatori in deroga, con grossi ritardi nei pagamenti.
Vista la situazione attuale della crisi, i sindacati devono cambiare anche la propria agenda: non più solo difendere l’occupazione, ma anche pretendere di discutere con le aziende di piani di sviluppo industriale, di nuovi prodotti. Perché, qualora ci dovessero essere segnali di ripresa, non è possibile che le aziende, come in alcuni casi sta già accadendo, facciano fronte ai picchi produttivi ricorrendo al lavoro interinale.
Nonostante la crisi, la Fiom non abbandona la battaglia contro l’accordo separato firmato lo scorso autunno da Fim e Uilm con Federmeccanica. Obiettivo sono 100mila firme da raccogliere a livello nazionale sulla proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere una nuova normativa in fatto di democrazia del lavoro, con al centro la richiesta che i contratti vengano sempre sottoposti al referendum confermativo dei lavoratori.
Sempre contro l’accordo separato dell’ottobre 2009, Fiom ha inviato oltre 600 lettere di diffida alle aziende bolognesi affinché non applichino il quadro normativo previsto nell’accordo sottoscritto con Fim e Uilm; con la precisa minaccia a chi non si adegua di vedersi chiamato in tribunale per condotta antisindacale (art. 28 dello statuto dei lavoratori).
