04 feb – ” Con una campagna elettorale permanente non si possono risolvere i problemi sociali della città”. Così il segretario bolognese Fiom Bruno Papigniani ha commentato riguardo la situazione di imminente commissariamento della città bolognese. “Ero sicuro che le parti pubbliche si sarebbero impegnate per la città, con una campagna elettorale così lunga Bologna non può sostenere la crisi sociale che scaturisce da quella economica”.
Anche il segretrario Fim Marino Mazzini condivide la posizione del suo omologo CGIL ” La città necessita di un nuovo amministratore entro giugno – e ha continuato – la situazione di quest’anno sarà più difficile del 2009 e la nostra preoccupazione è che si possano aprire dei conflitti sociali; in questo caso ci sarebbe bisono di un’amministrazione locale a Bologna“.
Fiom e Fim questa mattina hanno presentato la situzione “critica” del settore metalmeccanico che potrebbe portare – a detta dei due sindacati – 10.000 persone disoccupate entro la fine del 2010.
Dall’inizio della crisi gli operai rimasti a casa sono circa 5.000 ma si prevede un ulteriore calo del 50% dell’occupazione. Attualmente- ha continuato Papigniani – “70 imprese sono in cassa integrazione ordinaria coinvolgendo circa 280.000 persone“.
Le ultime due situazioni rigurdano la Fini Compressori e la Kpl packaging.
Circa la metà dei dipendenti della Fini (220 persone), azienda di Zola Predosa, rischiano il posto di lavoro.
I lavoratori hanno chiesto di aprire un tavolo di crisi alla Provincia e di prendere posizione alla Regione.
Le cause sono dovute al nuovo piano dell’azienda che ha tentato di bloccare la rotazione dei lavoratori (offrendo 200 euro di indennizzo agli operai) e ha deciso di avviare la procedura di mobilità. Il tutto violando gli accordi presi a ottobre con le parti sociali dove si prevedevano altri sei mesi di rotazione e poi 24 mesi di CIG.
I lavoratori di kpl packaging, invece, hanno indetto oggi uno sciopero dopo la rottura con i vertici dell’ azienda riguardo la l’accordo che avrebbe mandato forzatamente a casa 80 lavoratori – divisi tra personale tecnico e amministrativo – su un totale di 190 dipendenti. I sindacalisti chiedono la mobilità solo su base volontaria da svolgersi dopo un periodo di cassa integrazione ordinaria (da protrarsi sino a maggio) e poi straordinaria.

