Fin che la barcaccia va…


Ma davvero ti piace Wagner?
Certo, anche se ogni volta che lo sento mi viene voglia di invadere la Polonia!

Lo so che è sbagliato, ma parafrasando Woody Allen, ogni volta che vedevo l’inaugurazione di una stagione lirica sentivo un languore e l’irrefrenabile tentazione di fare una frittata.
Per fortuna adesso è passata… Non sono un melomane, ma voglio precisare che non ho nulla contro l’Opera e i teatri in genere, non credo neanche di essere affetto da attacchi improvvisi di invidia di classe.
Adesso che non penso più alle frittate, c’è ancora qualcosa che qui non va. Le sfilate della Scala, con la loro ostentazione del potere, rappresentavano se non altro la variante borghese della corte nobiliare. Chi c’era e chi no: chi contava stava dentro, chi contava poco stava ai margini (nei paraggi) e chi non contava niente stava fuori.
Ora che non è più neanche una rappresentazione veritiera del potere, né della classe dominante (tantomeno al Teatro Comunale di Bologna), resta solo il rito sempre uguale a se stesso. Con i protagonisti sempre più agghindati e “potenti” sempre più decrepiti che recitano la parte del “gran mondo“, all’interno di un teatro sostanzialmente in fallimento, salvato ogni anno da abbondanti sovvenzioni di danaro pubblico messo da quei cittadini che dal rito sono immancabilmente esclusi.

Gli americani hanno la dote, un po’ paracula, di far sembrare i loro eventi esclusivi degli eventi di massa. La consegna degli Oscar, con sfilata di limousine al seguito, non è poi tanto diversa dalla “prima” con parata di auto blu che scaricano i nostri “vip” davanti ai teatri, cambia però la percezione. Loro ti riescono a dare l’idea (falsa, ma verosimile) che tutti siano invitati, nessuno escluso, e che chi ha il posto in prima fila l’ottenga, sostanzialmente, perché ne ha diritto.

Da noi invece si continua a vivere le prime come una conventio ad excludendum, in cui i dignitari vanno per farsi vedere da altri dignitari (della politica, delle corporazioni, dell’economia etc. etc).
Nell’anno della crisi, fossero stati più furbi (o più ruffiani) avrebbero anche potuto cambiare il rito e fare a meno di smoking e lustrini,  aprendo il teatro alla cittadinanza tutta (magari con un coupon da ritirare il giorno prima all’Emporio della Cultura..). Invece niente. Che dire? Sempre coerenti…

Paolo Soglia

p.s.
Fa piacere aver rivisto in città Sergio Cofferati: da sindaco saltò gli anniversari per le vittime del disastro di Crevalcore, alcuni 25 aprile e una promozione del Bologna. Ieri non è voluto mancare: avrà trovato la babysitter.

Picture by Iguana Press

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