Bologna, 24 lug. – Nessun conflitto di interesse. Si difende il capogruppo del Pd di Bologna Claudio Mazzanti, sotto accusa per l’annunciata nomina di sua moglie Gigliola Schwarz nel cda di BolognaFiere. “Non ho chiesto nulla, mia moglie tanto meno. E’ stata chiamata dal sindaco, e quella scelta non è stata né richiesta né voluta. Mia moglie ha un curriculum ampio e documentato ed è stata chiamata per le sue capacità, lei fa la sua strada, io faccio la mia”. Mazzanti replica anche al capogruppo dei 5 Stelle Massimo Bugani che l’ha duramente criticato e ha sollevato il problema del conflitto di interessi. “Bugani dovrebbe guardare in casa sua visto che nel suo movimento c’è un consigliere che va al processo per falso (Marco Piazza, ndr)”. Continua il capogruppo dei dem a Palazzo d’Accursio: “Della volontà di nominare mia moglie l’ho saputo prima del voto in consiglio comunale sullo statuto della Fiera e ho fatto anche presente le mie perplessità, ma sulla questione non c’è nulla né di formale né di sostanziale. C’è solo polemica politica”
A ottobre il Pd di Bologna rinnoverà il proprio gruppo dirigente. Sulla questione Mazzanti dice di essere “notoriamente un non renziano” e ricorda come “il Pd non ha ancora affrontato in modo serie le tre sconfitte di fila”. “O facciamo presto a riallacciare i ponti con il mondo che ci ha voltato le spalle, o altrimenti – ragiona il democratico – rischiamo di fare il quarto patatrac”. “A ottobre il congresso bolognese rischia di essere un votificio di nomi e non una discussione seria sul perché ci siamo ridotti così. Io non prendo posizione contro l’attuale segretario Critelli ma voglio invece parlare di politica, voglio un’analisi seria sull’astensione, sul perché un mondo non ci guarda più come tutore dei propri interessi, del perché continuano a litigare con tutti. Questa è una questione prevalentemente nazionale, invece parlare solo di cose locali significa non capire il perché siamo ridotti così a livello locale”. Critelli ha lavorato bene o male? “Ha lavorato in un contesto da analizzare in chiave nazionale, perché se a Budrio dal primo al secondo turno perdi l’11% allora non è questione locale, è una disaffezione al voto legata al quadro nazionale. Spero la scissione silente che è in corso si fermi”.

