Lasciata Rimini nel 1939, Federico Fellini si trasferisce a Roma.
Nella capitale trova subito lavoro come vignettista e umorista al bisettimanale satirico “Il Marc’Aurelio”. In quel periodo alla rivista collaboravano già stabilmente Marcello Marchesi, Cesare Zavattini, Ruggero Maccari, Steno (Stefano Vanzina), e tanti altri giovani autori che negli anni successivi forniranno al cinema italiano la materia prima, soggetti e sceneggiature, per la realizzazione di uno dei più grandi periodi della sua storia. E’ realistico affermare che il cinema italiano del dopoguerra, da Fellini appunto a De Sica, da Monicelli a Sordi a Manfredi, da Risi a Scola, è debitore del Marc’Aurelio.
Stretto collaboratore di Fellini, alla rivista, è Ruggero Maccari, in seguito poi autore di spettacoli per Walter Chiari, Carlo Dapporto, Erminio Macario, Renato Rascel. I due, firmandosi Federico e Mac, scrivono insieme brevi racconti umoristici che verranno poi ripresi, sceneggiati e trasmessi alla radio dal 1940 al 1943.
Nel 1942 Fellini, raggiunta una certa notorietà come autore radiofonico, soggettista e sceneggiatore di film e battutista per l’avanspettacolo, lascia “Il Marc’Aurelio”. Negli anni successivi collabora a diversi film, sempre come sceneggiatore e soggettista. Nel 1948 lo vediamo anche recitare, insieme ad Anna Magnani, nel film a episodi L’Amore di Roberto Rossellini, col quale Fellini cooperava da tempo.
Firmerà la sua prima regia, insieme ad Alberto Lattuada, nel 1950, col film Luci del varietà. Il film racconta la storia di una compagnia di guitti dell’avanspettacolo, spesso presenti nei suoi primi racconti umoristici per la radio: un esempio di questi si può ascoltare nella radioscena Invenzioni, dove si racconta appunto la storia di una ballerina di fila del varietà che s’imbatte nello scopritore di una grande invenzione, “il sogno”: ed è proprio attraverso il sogno che il fantastico mondo del cinema di Federico Fellini regista scoprirà la sua vera dimensione, e otterrà i migliori risultati.



