7 mar. – Presentato in anteprima all’ultima Berlinale, il documentario di Gianni Amelio Felice chi è diverso è finalmente arrivato anche in Italia e si può vedere in alcune sale di prima visione (a Bologna è programmato, per ora fino al 9 marzo, al Cinema Lumière). Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune. E’ il verso di Sandro Penna che fa da ideale timone etico, poetico e politico al film. Amelio ci racconta il mondo omosessuale italiano così come è stato vissuto nel ‘900, dal periodo della dittatura fascista fino ai giorni nostri, attraverso le confessioni, fatte con estrema naturalezza davanti alla sua cinepresa, dei 20 protagonisti, quasi tutti in età molto matura, che hanno vissuto sulla propria pelle il peso di essere discriminati perché diversi. Di questi anziani signori colpiscono, innanzitutto, la dignità e il coraggio con i quali ognuno è riuscito comunque a realizzare se stesso, combattendo contro una società che considera la condizione omosessuale come una malattia e un pericolo. Le testimonianze originali contrastano in maniera radicale con l’immagine violenta e stereotipata del frocio così come è stato rappresentato, incredibilmente fino a pochi anni fa, dai mezzi di comunicazione: giornali, televisione, cinegiornali, film, rotocalchi. Da questo materiale di repertorio risalta sistematicamente una volgare aggressività e un ottuso dileggio che fanno riflettere amaramente su quanto ferocemente omofobica sia stata (e in parte lo sia ancora) la nostra società. Dei contenuti di questo lavoro, bello e necessario, abbiamo parlato con il regista Gianni Amelio.

