Fare soldi coi debiti


Fare soldi usando i debiti non è mica una novità: la Telecom, principale azienda  di telecomunicazioni del paese, è stata comprata e gestita “a debito” da  Tronchetti Provera coi soldi delle  banche (e quindi dei risparmiatori).
In piccolo, a livello locale, le cose funzionano così: Si mette mano a un’area, supponiamo al Caab, oppure a Bentivoglio, a Casteldebole o dove vi pare.
Successivamente si acquista una pregevole attività, meglio se sportiva, poichè garantisce sicura visibilità e quel vincolo sociale che lega, da sempre, una società sportiva al proprio pubblico e quindi alla città.
La seconda fase è partire alla grande sparando progetti di sviluppo più o meno faraonici: Romilia, Parco delle Stelle, eccetera, eccetera. La motivazione è sempre quella: per fare business nello sport attuale bisogna avere gli immobili di proprietà, intesi come grandi spazi multifunzionali dedicati sia al consumo dell’evento sportivo che al consumo tout court.
Per indorare la pillola meglio non parlare di supermercati e villette a schiera: è più elegante esibire plastici con mirabolanti parchi a tema e riempirsi la bocca con termini più accattivanti tipo “Urban entertainment center“, “sviluppo di attività ludico/spettacolari“. Insomma, bisogna giocarsi bene il “concept“. Dietro questa cortina di fumo si trovano sempre megaprogetti immobiliari su aree controllate dai soliti noti: Marchesini, Cogei (Menarini), Società cooperative.

Sacrati non ha fatto altro che seguire questo canovaccio, a differenza di Cazzola e di Menarini l’ha però perfezionato mettendoci di suo un uso spregiudicato del debito contratto col Credito Sportivo. Acquistando la Fortitudo Sacrati ha ereditato anche l’accordo fatto nel 2001 da Seragnoli e Guazzaloca sulla ristrutturazione e gestione del PalaDozza da parte della Società sportiva. Un accordo oneroso per la “Effe” e ottimo per il Comune, se non fosse per quella clausola fidejussoria che obbligava Palazzo D’Accursio a mettere mano al portafoglio in caso di insoluto.

Sacrati ha subito capito che quello era un buon “grimaldello” per portare avanti altri progetti. Ha acquistato – o comunque messo sotto il suo controllo – un certo numero di terreni al Caab, ovviamente attraverso società che nulla c’entrano con la Fortitudo, poi è cominciato il gioco al “ribasso”: rate saltate, non pagate o parzialmente o con ritardo. Contestualmente andava avanti la proposta del Parco delle Stelle.

l’Assessore all’urbanistica Virginio Merola intervistato da Repubblica nel dicembre 2007 sul progetto presentato da Sacrati parlava di «pesanti pressioni immobiliari che, in questo periodo, certo non favoriscono un sereno approfondimento delle scelte di pianificazione ». In soldoni: il progetto del patron della Fortitudo prevede anche aree residenziali che per quell’area non sono previste dal Psc. Ma c’è di più, infatti il tema Parco delle Stelle viene immediatamente collegato al Paladozza, tanto che nel febbraio 2008 sempre Merola è costretto a convocare Sacrati affermando che «questa telenovela deve finire (…) Il palazzo dello sport è vincolato dalla soprintendenza, ha un valore storico e artistico ed esiste una convenzione da onorare con il settore sport del Comune che obbliga Sacrati ad occuparsi del PalaDozza, anche in presenza di un nuovo eventuale palazzo dello sport».

Insomma, le cronache non lo raccontano, così ci proviamo noi: Sacrati fa’ pressione sul Comune, ritarda sempre più i pagamenti delle rate del Mutuo e chiede dilazioni, sapendo che se salta il banco paga Pantalone; dall’altra parte spinge perché il Comune gli dia via libera al suo progetto immobiliare, come a dire: se vado avanti col Parco delle Stelle avrò le risorse per  pagare anche le onerose rate del PalaDozza, altrimenti…
Ed è proprio con questo spirito spregiudicato che Sacrati, con la squadra già impelagata e indebitata, solo sei mesi fa’ ha la faccia tosta di chiedere altri 50 milioni di euro al Credito Sportivo: obiettivo finanziare con soldi altrui PalaDozza e Parco delle Stelle, legando ulteriormente il cappio al collo al Comune con una nuova fidejussione.
Così va il mondo, fare i soldi facendo debiti non è mai stato così facile. Diceva di sè Gilberto Sacrati presentandosi alla città quando acquistò la “Effe“: «Dove nasce l´imprenditore Sacrati? Da zero. Uno che studiava, che ha fatto l´elettricista, il muratore, il fontaniere e poi ha messo su una sua azienda. Io gestisco, ho fatto diverse operazioni e ho la fortuna, o forse il dono, di vedere cose negli immobili che altri non vedono».

Come dicono a Roma, quello che non si vede subito è la “sòla“.

Paolo Soglia
(fine prima parte)

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