Bologna, 1 feb. – In cinquecento, o pochi di più, hanno sfilato questo pomeriggio da piazza dell’Unità a piazza Maggiore al fianco dei facchini impegnati da mesi nella difficile vertenza Granarolo. Oltre ad alcune decine di dipendenti del consorzio Sgb, quello cacciato da Ctl e contro cui il Si Cobas ha iniziato la mobilitazione ormai molti mesi fa, hanno sfilato lavoratori della logistica di Bologna, Piacenza, Padova, gli attivisti di Crash, dei collettivi autonomia, di Hobo, del centro sociale Tpo e del collettivo LàBas.
Il corteo, partito poco dopo le 16, è terminato poco dopo le 19 in piazza Maggiore, dopo aver sfilato su via Matteotti, via Indipendenza, via Ugo Bassi, piazza Roosevelt e via IV novembre. All’arrivo davanti a Palazzo d’Accursio una salva di fuochi d’artificio ha salutato l’ingresso dei manifestanti sul Crescentone. “Noi andremo avanti fino a che tutti i lavoratori Sgb non avranno trovato lavoro” assicura Aldo Milani, il segretario nazionale del Si Cobas.
In testa al corteo, davanti alla Prefettura e in piazza Galileo lo spiegamento di forze dell’ordine è ingente, forse eccessivo. Quando il corteo arriva in piazza Roosevelt, ad attenderlo sono tanti gli agenti che impediscono la svolta a destra verso via Cesare Battisti. Il corteo sfila senza problemi fino in piazza Maggiore, a pochi centimetri dai blindati della polizia schierati all’imbocco di via IV novembre.
L’unica azione comunicativa i facchini la tracciano sull’asfalto dell’incrocio tra via Matteotti e viale Masini: “Voi cooperate per lo sfruttamento, noi lottiamo per la dignità” scrivono con il latte. Per il resto il corteo è stato accompagnato dagli slogan: “Legacoop mafia! Cgil ladri!” Il microfono dell’impianto montato sul furgone è passato nelle mani di varie persone: militanti di Crash, sindacalisti del Si Cobas, facchini e attivisti di Hobo. Proprio da questi ultimi sono arrivati gli attacchi diretti al presidente di Legacoop e Granarolo, Gianpiero Calzolari. Il numero uno del colosso rosso, nei giorni scorsi, ha detto di essere preoccupato per la propria incolumità e che durante le mobilitazioni della scorsa settimana è stato scortato all’esterno della fabbrica. “Fa bene ad avere paura Calzolari – ha detto Gigi di Hobo – la stessa paura che abbiano noi ogni volta che lottiamo contro Granarolo e affrontiamo la polizia”.
La risposta della “Bologna solidale”, come recitavano gli appelli diffusi in rete nei giorni precedenti, non è stata ampia. Se si considera anche l’apporto di gruppi provenienti da Firenze e Padova, la manifestazione non ha avuta una grande partecipazione. Segno, forse, che la mobilitazione contro Granarolo, che pur sta creando non pochi fastidi a Legacoop e al colosso cooperativo caseario, non è riuscita a travalicare le strette cerchie degli addetti ai lavori, dei militanti e dell’apparato di movimento.
Sul fronte della trattativa per il rispetto dell’accordo del luglio scorso ancora nessuna novità. Lunedì il Prefetto dovrebbe incontrare Legacoop e Granarolo, le controparti dei facchini accusate da Si Cobas di non aver rispettato l’accordo che prevedeva la riassunzione di 23 lavoratori (al momento solo 9 sono stati riassunti). “Noi rispetteremo i 10 giorni di tregua – assicura Milani – ma se non ci saranno novità l’undicesimo noi ricominciamo coi blocchi”.


