16 apr. – Sono 20 le ex aree militari (inizialmente 19) che rientrano nell’accordo fra il Comune di Bologna e il Demanio. 828 mila metriquadri da riqualificare in varie zone della città. 8 progetti, però, sono appesi al Rue: se il Regolamento edilizio non dovesse essere approvato entro il 23 aprile, infatti, rischiano di slittare.
In occasione della presentazione dell’intesa, oggi pomeriggio a Palazzo D’Accursio, diversi residenti hanno manifestato le loro perplessità sulla destinazione delle aree che insistono sui rispettivi quartieri.
Enrico Nannetti è membro della Commissione Urbanistica e ambiente del Quartiere S. Stefano, dove risiede:
Ha appoggiato la protesta de residenti il candidato sindaco della lista Grillo Giuseppe Favia. «Documentatevi prima di parlare», ha replicato l’assessore all’Urbanistica Virginio Merola e, sull’area ex Staveco, oggetto del contendere, ha detto: «Alla Staveco ci sono monumenti storici riconosciuti dal ministero dei Beni Culturali che non possono essere toccati»; per l’assessore, l’ipotesi di farne un parco «Non sta in piedi». A quelli che ha definito «professionisti della partecipazione che non ho mai visto ai laboratori partecipati» l’assessore ha anche ricordato che «partecipazione c’è stata e ha dato ottimi risultati, ma se la intendiamo come avere sempre ragione, questo è un film che non guardo volentieri».
Per l’amministrazione l’intesa col Demanio garantisce il 44% di verde e difende la città dalla costruzione massiccia, perché i 1.300 alloggi in cantiere faranno parte degli 8.000 previsti dal Piano strutturale comunale per i prossimi quindici anni. Nulla del «più grosso cambiamento della città degli ultimi cinquant’anni», ha detto il sindaco Sergio Cofferati, «è stato deciso in una stanza priva di luci».

