2 mag. – Avevano scavato il cemento attorno alle sbarre di una finestra dell’infermeria ed erano pronti alla fuga in qualsiasi momento. Solo un controllo di routine degli agenti di polizia penitenziaria ha permesso di scoprire il piano: le sbarre erano sì al loro posto, ma potevano essere tolte in qualsiasi momento e senza difficoltà. A quel punto sarebbe bastato un salto nemmeno troppo pericoloso, visto che l’infermeria della Dozza sta al primo piano, e poi l’evasione avrebbe potuto avere inizio.
A comunicare i piani di fuga dei detenuti, otto e tutti italiani, una nota del sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Ed è proprio il segretario generale aggiunto del sindacato, Giovanni Battista Durante, a spiegare come sia possibile che in un carcere si riesca e scavare in un muro fino a rimuovere completamente le sbarre. “Non si fa più manutenzione da anni e le pareti sono attaccate dall’umidità. Il risultato – spiega Durante – è che i muri si sfaldano e si possono scavare“. Con cosa? “Forse con degli utensili rudimentali autoprodotti, magari a partire da posate“.
Il Sappe ha lamentato anche la cronica mancanza di personale alla Dozza e il sovraffollamento di detenuti: “1150 a fronte di una capienza di 450 posti”. Gli otto che progettavano la fuga sono stati denunciati per tentata evasione e saranno trasferiti in altre strutture.

