Eterologa. Secondo il Tribunale di Bologna non c’è “vuoto normativo”

Bologna, 18 ago. – Non c’è vuoto normativo. E’ quando si legge nella sentenza del Tribunale di Bologna che ha accolto i ricorsi di due coppie che chiedevano il diritto alla fecondazione eterologa, presentati prima della sentenza della Corte Costituzionale che ha abolito il divieto. Al di là dell’accoglimento dei ricorso, scontato dopo la pronuncia della Consulta, sono rilevanti le motivazioni delle due sentenze gemelle (depositate entrambe il 14 agosto) che stabiliscono che la coppia può da subito accedere l’eterologa ed escludono che si sia determinata una situazione di vuoto normativo. Una posizione che segue il solco di quanto dichiarato dallo stesso presidente della Consulta Giuseppe Tesauro.
A parlare invece di vuoto normativo e di una necessità di linee guida nazionali era stata la ministra alla salute Beatrice Lorenzin secondo cui senza legge non si può istituire un registro nazionale dei gameti.

La sentenza di Bologna in realtà non esclude il bisogno di un decreto ministeriale di aggiornamento delle linee guida su alcuni aspetti specifici, come il numero delle donazioni e l’anonimato del donatore. Ma questo, secondo il Tribunale di Bologna, non impedisce di procedere nel concreto. “Linee guida aggiornate, decreti ministeriali attuativi, altri provvedimenti – spiegano gli avvocati che han seguito il ricorso – potranno contribuire al miglioramento delle procedure: ma non sono e non possono essere il pretesto per negare un diritto e per aggirare una (chiarissima) sentenza della Corte Costituzionale”.
Nel giudizio sono intervenute che le associazioni Amica Cicogna Onlus, Luca Coscioni, Cerco un bimbo, L’altra cicogna Onlus.

Lo stesso assessore alla sanità dell’Emilia Romagna Carlo Lusenti solleva nuovamente la necessità di linee guida nazionali: “Esiste un diritto, senza alcun vuoto legislativo, e tale diritto deve essere reso esigibile anche attraverso il servizio pubblico”. “Ho nuovamente sollecitato oggi la commissione salute della Conferenza delle Regioni – aggiunge Lusenti –, perché ci si riunisca in questi giorni per definire norme tecniche comuni da adottare entro i primi di settembre. Se, come ho già affermato, per quella data non saremo pronti, adotteremo delle norme autonomamente perché non possiamo accettare che si prosegua oltre in una fase di indeterminatezza di questo diritto”.

A muoversi già da sola in questa direzione è stata la Regione Toscana che ha deciso di procedere direttamente fissando le direttive di intervento.

Ora la coppia che si era rivolta al “Tecnobios Procreazione” sarà ricontattata dallo stesso centro. A spiegarlo è Andrea Borini, direttore e responsabile clinico e scientifico del centro specializzato nella diagnosi e cura della sterilità e nelle tecniche di fecondazione assistita. Secondo Borini, a seguito dei necessari esami, il trattamento potrebbe essere praticato entro un mese: “I centri pubblici in Italia sono fermi perché, eccetto la Toscana, tutti i ‘pubblici‘ italiani aspettano una decisione della Stato-Regioni. I privati invece, visto che la legge è cambiata, possono fare il trattamento”.

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