18 giu. – Il carcere di Bologna ospita 1150 denuti nonostante la capienza prevista di solo 600 persone, la metà. Per questo gli avvocati penalisti di Bologna hanno aderito ad un’iniziativa nazionale dell’Unione delle camere penali italiane, ed hanno presentato un esposto in Procura perché la magistratura verifichi le condizioni di vita nel carcere.
Il problema non è semplicemente il sovraffollamento ma anche le condizioni di vita nel loro complesso – possibilità di cucinare, aereazione, luce, servizi igienici – e la situazione sanitaria. Per questo gli avvocati bolognesi hanno chiesto di verificare se l’Usl “visiti il carcere per accertare la condizione igienico-sanitaria, l’adeguatezza delle misure di profilassi contro le malattie infettive e le condizioni igieniche e sanitarie dei detenuti”. Inoltre sono state chieste verifiche per accertare che “tutti i soggetti tenuti per legge al controllo dello stato in cui vivono i detenuti” svolgano con regolarità il proprio compito e se nei controlli non si siano verificate “omissioni, false attestazioni e violazioni di norme di legge”.
Il Garante dei diritti delle persone private della libertà, l’avvocato Desi Bruno, ha oggi chiesto alle Istituzioni di destinare tutte le commesse della pubblica amministrazione in materia di stampa alla tipografia del carcere “Il profumo delle parole” che, complice anche la crisi che ha fatto calare le commesse, è sottoutilizzata e attualmente dà lavoro solo ad un denuto contro i tre del primo anno. E’ necessario, ha spiegato Bruno, che “questa attività produttiva con forte connotazione sociale possa continuare ad esistere e rimanere esperienza positiva e di esempio per le nostre comunità”. I detenuti venivano avviati alla tipografia attraverso un percorso in borsa lavoro e frequentavano un corso per tipografi. Poi venivano regolarizzati con un regolare contratto di lavoro subordinato.

