Bologna, 9 lug. – Congresso congelato per dedicare tutte le forze alle elezioni per il nuovo consiglio regionale. E’ questa la proposta di Paolo Calvano, segretario del Partito democratico di Ferrara e candidato per succedere a Stefano Bonaccini alla guida del partito, dopo le dimissioni di Vasco Errani. “In un momento come questo cambia l’ordine delle priorità – dice Calvano – soprattutto se l’iter istituzionale prevederà elezioni a breve è evidente che dobbiamo essere pronti a rinviare il congresso dando la priorità invece alle elezioni”.
La direzione regionale del partito sarà convocata a breve, tra venerdì 11 e lunedì 14: quella sarà la sede nella quale si deciderà del rinvio del congresso. “Si faccia al più presto” incalza un altro sfidante, il civatiano Antonio Mumolo, che comunque dà per scontato il rinvio.
Inoltre, se nel frattempo si sarà chiarito quando ci saranno le elezioni per il rinnovo di viale Aldo Moro, in quella sede si deciderà anche come arrivare alle urne. E cioè se fare le primarie per scegliere il candidato del Pd o della coalizione o se piuttosto, e visti i tempi pare sia la strada più praticabile, indicare un candidato. Secondo Calvano, infatti, pur essendo “le primarie nel dna del Pd”, non è obbligatorio farle: “Ma c’è anche un Pd che in determinati casi ha scelto di non farle con risultati comunque positivi”, ricorda il democratico ferrarese. Un esempio: “Il Piemonte con Chiamparino“, che pur non essendo passato attraverso il filtro delle primarie ha riconquistato la regione.
“Quello che è successo ieri (le dimissioni di Errani, ndr)- dice- ha creato uno spirito di unità molto forte nel partito. Ho parlato con tanti e ho colto questo aspetto”. Possibile quindi, secondo Calvano, che si arrivi al nome di un candidato condiviso per il dopo Errani.
Nelle scorse settimane, prima che gli eventi precipitassero, erano quattro i nomi dei possibili papabili. Stefano Bonaccini, segretario regionale uscente era dato in pole position. Renziano della seconda ora divenuto poi un colonnello del segretario nazionale, Bonaccini sembrava insediato, nella sua scalata alle torri di viale Aldo Moro da un altro renziano, ortodosso e della prima ora, modenese come lui: Matteo Richetti. In corsa sembra possa esserci anche il sindaco di Imola, Daniele Manca, profilo politico simile a quello di Bonaccini e ben visto dal sindaco di Bologna Virginio Merola. Non da ultima, sostenuta soprattutto dai cuperliani, anche l’attuale vice presidente della Regione, Simonetta Saliera.
Sui giornali sono circolati anche i nomi di alcuni ministri renziani, in particolare del reggiano Graziano Delrio, come possibili candidati unitari indicati direttamente dal presidente del Consiglio. “In Emilia Romagna abbiamo abbastanza dirigenti preparati da non aver bisogno di papi stranieri” fanno sapere dal regionale.

