Bologna, 8 lug. – “Adesso qualcuno ci deve rispondere perché io vedo delle contraddizioni”. Claudio Mazzanti, consigliere comunale di Bologna del Partito Democratico, si rivolge al Governo guidato dal suo segretario e di cui fanno parte molti suoi compagni di partito. Lo fa sulla questione Eritrea, dopo che lo scorso fine settimana la città delle Due torri è finita al centro dello scontro tra il governo di Asmara di Isaias Afewerki e l’opposizione del Coordinamento Eritrea Democratica.
La domanda che ronza nella testa a Mazzanti (ma non solo a lui) è questa: il governo eritreo è una feroce dittatura, uno “stato canaglia”, oppure è un governo amico con il quale dobbiamo collaborare? Da una parte c’è quello che racconta Amnesty international (e che ribadisce anche l’opposizione eritrea) e cioè che nel paese vige una dittatura da cui ogni mese scappano tra i 2 e i 3 mila giovani; dall’altro quanto affermato dal vice ministro degli esteri, l’esponente Pd (ex responsabile esteri) Lapo Pistelli, che meno di sette giorni fa ha incontrato il presidente Afewerki per “rilanciare le relazioni bilaterali”, ferme dal 1997.
Proprio nei giorni in cui a Bologna iniziava la mobilitazione del coordinamento Eritrea democratica contro il festival, Pistelli si trovava nel Corno d’Africa e incontrava, a nome dell’Italia e dell’intera Unione Europea, il presidente Afewerki. Per questo Mazzanti giudica sbagliato “scaricare su Bologna tutte le contraddizioni che ci sono a livello internazionale sul riconoscimento di uno stato”. “Mi chiedo – aggiunge il consigliere democratico – se la comunità cinese fa una festa se si pone lo stesso problema”.
Domande non banali, quelle di Mazzanti, anche alla luce degli eventi dei giorni scorsi, con l’aggressione denunciata da Eritrea democratica ai danni di due suoi attivisti e gli incidenti di sabato durante il presidio degli oppositori nell’ingresso laterale del Parco Nord.
Mazzanti, una vita nel Pci, ricorda come nella seconda metà degli anni Settanta il Partito comunista italiano avesse scelto di sostenere la lotta del Fronte di liberazione del popolo eritreo, anche in opposizione all’Urss. Durante la lotta per l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia, il governo di Addis Abeba divenne una repubblica sostenuta dall’Unione Sovietica. “Il partito comunista italiano decise di sostenere – ricorda Mazzanti – l’Eritrea nonostante Russia e Cuba appoggiassero l’Etiopia”. “Facevamo la raccolta fondi – ricorda Mazzanti – e li aiutavamo a fare il festival a Bologna con il quale raccogliere soldi per finanziare la lotta armata”.
“Abbiamo saputo da Amnesty che ora là la situazione è cambiata – incalza Mazzanti – e io non credo, come dicono alcuni, che Amnesty sia pagata dalla Cia”. “Se è uno stato canaglia – chiede il consigliere – perché non viene cancellato dai rapporti internazionali come succede con gli stati canaglia? Se non lo è, lo si venga a dire”. Mazzanti, per molti anni presidente del quartiere Navile, una delle zone della città in cui maggiormente si è insediata la comunità eritrea, insieme all’attuale presidente Daniele Ara sono stati il tramite tra la comunità eritrea cittadina e la società che ha affittato il parco nord. “Noi abbiamo ottimi rapporti con tutte le comunità storicamente insediate a Bologna” ricorda Mazzanti, che insieme ad Ara e a tutti i rappresentanti del suo partito ha scelto di non partecipare al Festival pur essendo stato invitato.
Mazzanti ha conosciuto il presidente eritreo Afewerki durante una sua visita a Bologna in piena guerra di indipendenza. “E non mi meraviglio di quello che è accaduto”: il riferimento è al colpo di mano con il quale, il 18 settembre 2001, Afewerki ha preso il controllo del governo facendo arrestare 15 ministri e instaurando, secondo quanto dicono gli oppositori, una “dittatura fsscista”. Non è sorpreso Mazzanti, che pensa alla Russia Sovietica (“Stalin non ha ammazzato tutti i capi della Rivoluzione d’Ottobre?”) e alla Cina (“Quanti di quelli che hanno fatto la rivoluzione, la Lunga Marcia, sono stati purgati e poi eliminati?). “Nulla di nuovo” chiosa Mazzanti.




