Bologna, 5 lug. – Dopo la paura della notte e la rabbia della mattina, con due eritrei contrari alla dittatura di Asmara aggrediti e un terzo investito da un’auto mentre manifestava, per il Coordinamento Eritrea Democratica arriva il presidio in Piazza Nettuno.
Un momento di ritrovo colorato dalle bandiere di tutta Europa che gli eritrei della diaspora hanno portato con sé raggiungendo Bologna. In piazza, accanto ai vessilli eritrei e ai cartelli contro il presidente-dittarore Afewerki, si vedono bandiere svizzere, norvegesi, tedesche e greche. In tutto oltre 500 persone, arrivate da un po’ Italia e non solo per contestare il Festival d’Eritrea, quest’anno organizzato in stretta collaborazione con il regime di Asmara. In Piazza Nettuno con un minuto di silenzio vengono ricordati i migranti morti nel Mediterraneo, e i 369 (350 erano eritrei) che furono inghiottiti dal mare nell’ottobre 2013 mentre cercavano di fuggire dal loro paese e sbarcare in Italia. “Non vogliamo ballare – dice un manifestante al microfono riferendosi ai balli e alla musica del festival del Parco Nord – Vogliamo ricordare tutti quelli che sono morti attraversando il mare, nessuno di loro è stato seppellito nel proprio paese, nessun loro parente ha potuto partecipare al funerale”.
Poi il presidio si sposta in Piazza Maggiore, e sul palco del Cinema sotto le stelle si alternano gli oratori, eritrei e non solo. “Viva gli italiani che lavorano con noi – dice un giovane al microfono – Voi avete fatto cadere un dittatore, ora da noi ne è nato uno nuovo. Il vostro lavoro non è finito, facciamolo cadere assieme”. “Diciamo no alla dittatura che c’è nel nostro paese, la più brutale del mondo”, dice invece una signora.
Sul palco si usa anche la parola “tradimento”. Tradisce la politica italiana, è stato detto, quando continua a tenere contatti amichevoli con il governo di Asmara. Tradisce anche la questura di Bologna, quando ha impedito ai manifestanti del coordinamento di far sentire la propria voce anche a chi ha scelto per mille motivi di partecipare al festival d’Eritrea. “Nonostante fossimo ricattabili e vulnerabili oggi abbiamo fatto vedere la nostra forza. Anche quando la questura ci ha impedito di dialogare con i nostri fratelli, di sgridare i nostri fratelli. E nonostante tutto abbiamo scelto la non violenza. Ci appelliamo da questa grande piazza: Italia non tradirci ancora, e l’ultimo tradimento è quello di questa mattina. Non ci hanno permesso di usare il megafono per parlare con i nostra fratelli, perché hanno ricevuto ordini dal Ministero degli interni. Bolognesi dite ‘no’ a questi sistemi”.
A prendere parola anche la politica. L’assessore Amelia Frascaroli sale sul palco applaudita: “Grazie a chi ha fatto tanto per rimediare ad un errore iniziale. Ora il Comune non appoggia più quel festival”. “Una tragedia enorme la vostra – dice al microfono Frascaroli rivolgendosi a centinaia di persone – Non solo Bologna ma anche il governo nazionale e molti partiti, tutti noi abbiamo disimparato a interessarci degli altri. Se non quando le cose ci toccano da vicino e ci travolgono, e la vostra storia ci travolge”. Frascaroli si scusa “della nostra ignoranza e superficialità in molte occasioni”, poi sottolinea di essere andata di fronte al Parco Nord assieme al Coordinamento Eritrea Democratica, e loda la scelta di tentare di parlare con quella parte della comunità eritrea che ha invece scelto di festeggiare con il regime. Il dialogo, dice l’assessore, “sarà il modo per estendere il vostro discorso contro la dittatura, e sarà il modo perché la democrazia vinca anche in Eritrea”.
Poi tocca anche alla consigliere Cathy La Torre, capogruppo di Sel. “Bologna non vuole una festa che ha un’affinità con un regime, bisogna dire che questa festa non andava fatta perché il Parco Nord non è uno spazio neutro ma, anche se in concessione, di proprietà del Comune. E’ stato fatto un grande errore, ora non deve più essere ripetuto”. Tra il pubblico anche la coordinatrice di Sel Bologna Egle Beltrami, il consigliere comunale Mirco Pieralisi e il consigliere regionale della Federazione della Sinistra Roberto Sconciaforni. Ad appoggiare e a manifestare assieme al Coordinamento Eritrea democratica anche il Coordinamento migranti di Bologna e il centro sociale Tpo.


