Bologna, 18 mar. – Ci sarebbero tre indagati per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna nell’inchiesta della Procura di Bologna sulla Consulta per gli emiliano-romagnoli all’estero, coordinata dal pm Morena Plazzi e nata da un esposto anonimo di un anno fa. Le indagini riguardano i finanziamenti ottenuti da associazioni che non avrebbero avuto i requisiti per ottenerli. Al momento non si conosce l’identità delle persone indagate, ma potrebbero essere legate alle associazioni finanziate dai bandi regionali. La Procura per ora non conferma né smentisce. Il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Bertelli ha dichiarato, in attesa di ulteriori sviluppi d’indagine, che la Regione potrebbe costituirsi parte lesa.
Dopo che la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo è diventata oggetto di attenzione per la Procura, Idv, M5S, l’indipendente Giovannni Favia e Udc sono tornate a chiederne l’abolizione. E’ invece convinta dell’utilità dell’organismo la capogruppo del Pd Anna Pariani, che ammette la necessità di riformarlo. Il sottosegretario alla presidenza Alfredo Bertelli sottolinea in una nota come la Regione sia “configurabile come eventuale parte lesa” e ricorda che “la Consulta ha esclusivamente un ruolo di indirizzo e contribuisce a definire gli obiettivi delle attività a favore degli emiliano-romagnoli all’estero. Attività contenute nei piani triennali approvati dall’Assemblea legislativa, l’ultimo a luglio 2013».
Mentre la riforma si fa attendere, viale Aldo Moro continua a finanziare la Consulta: “57.000 euro solo per il funzionamento della stessa nel 2014”, dice la capogruppo Idv Liana Barbati. “Nel 2013 furono 113.500 euro”, ricorda ancora Barbati, che fa i conti così: “In un biennio, aspettando un eventuale secondo stanziamento per il 2014, quindi i fondi per il funzionamento della Consulta sono stati 170.500 euro”.
La consigliera se la prende con una serie di “progetti di discutibile valore” – costati nel 2013 “101.527, 67 euro” – e coi “soliti noti” che si aggiudicano i finanziamenti: l’Istituto Fernando Santi di Reggio Emilia (31mila euro), il Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (8mila euro) e il Movimento Cristiano lavoratori ER (16mila euro), che già fra il 2010 e il 2012 avevavo ottenuto “un terzo della somma stanziata” – e fino al 2013 fornendo solo un’autocertificazione.
Fra i progetti contro cui Barbati punta il dito, ci sono anche un “corso di lingua italiano avanzato incentrato sulle figure dei Papi emiliano-romagnoli” proposto dal Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo; il “progetto per la creazione di una rete di imprese argentina impegnate nella Responsabilità di Impresa” del Movimento Cristiano Lavoratori ER; il progetto del Movimento Cristiani “alla scoperta dei sapori tradizionali per il rafforzamento del turismo d’affezione”. MLC ha sottolineato oggi in un comunicato la regolarità di ogni progetto presentato, anche di fronte a controlli di rendicontazione.
A capo della Consulta c’è Silvia Bartolini, nominata dalla giunta regionale. Fra i membri dell’organismo, che si riunisce poche volte l’anno, ci sono anche 3 consiglieri regionali, eletti dalla stessa Assemblea legislativa. Fra loro, Gianguido Naldi di Sel, convinto che per riformare la Consulta si debba continuare a ridurne i costi, cominciando a eliminare la figura di un presidente ad hoc.


