Emilia-Romagna. In un anno seimila prescrizioni. “Così i giudici lavorano a vuoto”

Bologna, 25 gen. – Anche in Emilia-Romagna la giustizia va a rilento. Tra luglio 2012 e giugno 2013 sono circa 13.000 i processi civili, fra Tribunali e Corte d’appello, che hanno sforato i limiti della “ragionevole durata”. E sono quasi 6.000 i processi penali finiti in prescrizione.

Per quanto riguarda il penale, nei Tribunali dell’Emilia-Romagna, tra il luglio 2012 e il giugno 2013, nel complesso sono andati in prescrizione oltre 4.300 procedimenti, mentre quelli finiti allo stesso modo in Corte d’appello sono stati circa 1.400; tutti casi in cui “il giudice di primo grado ha lavorato completamente a vuoto“, spiega Giuliano Lucentini, presidente della Corte d’appello di Bologna.

Proprio per “evitare un simile spreco”, Lucentini di recente ha disposto che non fossero considerati prioritari, in Corte, i processi nei quali fra la sentenza di primo grado e il termine massimo di prescrizione non vi siano almeno 15 mesi di tempo.

Sul fronte civile, nell’anno appena trascorso i Tribunali dell’Emilia-Romagna hanno emesso circa 10.500 sentenze oltre il limite temporale del triennio, mentre la Corte d’appello ha sforato il tetto dei due anni in quasi 2.500 procedimenti, “dando luogo in tali casi all’esercizio del diritto all’equa riparazione per causa della non ragionevole durata del processo. E’ un dato di fatto che il processo civile dura molto, troppo- critica Lucentini- il che, oltre a tradursi in un diniego di giustizia, pregiudica l’economia di mercato, il cui corretto funzionamento non può prescindere tre le altre condizioni dalla presenza di un sistema giudiziario capace di garantire un’adeguata tutela dei diritti”. Per snellire i tempi della giustizia, il presidente della Corte d’appello di Bologna giudica molto opportuna la decisione di reintrodurre la mediazione obbligatoria, la cui “bontà appare innegabile: sulle quasi 3.500 procedure definite nel secondo semestre 2012, qualora il soggetto convocato sia comparso davanti al mediatore (il che è avvenuto purtroppo solo nel 31% dei casi), è stato possibile concludere un accordo nel 49% dei procedimenti. Semmai bisognerebbe trovare un modo per spingere il soggetto a comparire”, dice Lucentini.

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