7 mar. – L’Emilia Romagna ha sfondato prima del tempo il tetto dell’obiettivo fissato dagli accordi di Lisbona dell’occupazione femminile al 60%. Nel 2009 in regione le donne occupate sono state il 61,5% contro una media nazionale del 46,4%. I numeri diffusi dal settore statistico della Regione nascondono però le differenze economiche tra gli stipendi degli uomini e quelli delle donne: in media 302 euro che salgono a 509 euro per i dirigenti, 391 per i quadri, 261 per le impiegate, 318 per le operaie.
Anche la Provincia di Bologna grazie all’ufficio delle Consigliere di parità ha presentato i dati di una ricerca curata dal MeDeC dal titolo “Donne al lavoro in Provincia di Bologna”. E’ uno zoom nella situazione lavorativa, in particolare quella delle precarie che ha coinvolto 700 donne in tutto il territorio. Inoltre si è cercato di ricontattare le mille donne che erano state oggetto di una ricerca analoga nel 2008 ma il 42% non è stata trovata. Dalle risposte alle telefonate è emerso che svolge lavori precari anche chi ha alti titoli di studio ed esiste una correlazione molto forte tra precarietà economica e precarietà familiare. Ovvero chi non ha un lavoro fisso tende sempre di più ad escludere la maternità dal proprio progetto di vita.
Infine alcuni dati che fanno riflettere forniti dall’assessore al lavoro Giuseppe De Biasi e provenienti dai centri per l’impiego. Nel 2010 in provincia di Bologna ci sono stati 12.755 nuovi avviamenti al lavoro, di questi 7.212 hanno riguardato donne. I contratti a tempo indeterminato sono stati solo 946.

