Emergenza Po: dopo il danno ambientale la beffa degli “sciacalli”

1 mar. – I riscontri incrociati delle analisi di sei Arpa provinciali di tre regioni diverse tendono a tranquillizzarci, affermano che non si sono evidenziati “lungo il Po valori da inquinamento di idrocarburi a valle dell’Isola Serafini a Piacenza e della barriera di Polesella”. Una situazione “migliorata rispetto a
giovedì scorso, ma serve fare un salto di qualità nel sistema di governance del bacino del Po”. E’ il giudizio del presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, che  ha manifestato la necessità di “affrontare a livello nazionale” il sistema Po. Lo ha detto all’uscita dalla Prefettura di Piacenza al termine del summit con il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso.
Gli effetti dell’atto criminale sul fiume Lambro, però, si stanno manifestando sotto molteplici aspetti.
Innanzi tutto sullo stesso fiume lombardo, dove “contrariamente a quanto sostenuto anche in sede ufficiale, l’emergenza non è affatto superata. Gli animali selvatici – spiega una nota della Lega anticaccia – continuano a morire a centinaia sul Lambro. Tra ieri e oggi sono stati raccolti anche esemplari di specie non
direttamente legate all’acqua
, ma che forse erano intossicate”.
Poi ci sono gli “sciacalli“, ai quali sarebbe riconducibile la presenza di sostanze tossiche rilevate ieri sera nel Po, che ha costretto i sindaci di alcuni Comuni polesani, tra cui Porto Tolle, a vietare l’utilizzo di acqua potabile e per scopi alimentari. Lo denuncia il Wwf sui dati dell’Agenzia dell’Ambiente del Veneto: in acqua sono state riscontrate presenze di cloruro di etilene (cancerogeno, usato come diluente per vernici), sostanze disinfettanti e solventi di lavanderie che non c’entrano nulla con quanto accaduto in Lombardia, probabilmente “liberate da qualche furbo che ha deciso di approfittare della situazione scaricando veleni”. Il Wwf chiede alle perciò alle istituzioni di “un controllo a tappeto su tutte le aziende lungo questi  corsi d’acqua e un’analisi del rischio eco-tossicologico dei fiumi Po e Lambro”. La Protezione civile ha smentito la notizia degli sversamenti dolosi, affermando errori nelle analisi effettuate dall’Arpav di Verona e quindi corretti da ulteriori analisi dell’Arpav di Venezia. Ma la Prefettura di Rovigo continua a mantenere l’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua prelevata dal Po per uso alimentare.

A tutto questo, come ha affermato il capogruppo del Pd alla Provincia di Bologna, Raffaele Donini, si aggiunge il fatto che “al Po il Governo ha voltato le spalle: l’unico progetto organico che riguardava interventi anche infrastrutturali sul fiume, il progetto Valle Po finanziato dal governo Prodi con un importo
di 180 milioni di euro, sia stato cassato dall’attuale esecutivo, a scapito di interventi inutili fatti per salvare dal fallimento il Comune di Palermo”.

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