28 gen. – Un’ora e mezza di sciopero oggi all’uscita dal lavoro, due domani divise in quarti d’ora durante tutta la giornata. Così i dipendenti Electrolux di Forlì si preparano al tavolo al Ministero dello Sviluppo economico. Altre 20 ore di sciopero sono state messe sul piatto dall’assemblea dei lavoratori e verranno usate nel corso della trattativa. Per loro l’azienda svedese, in alternativa a 160 esuberi, propone l’eliminazione del premio di risultato e la riduzione dell’orario di lavoro da 8 a 6 ore. La proprietà Elexctrolux sminuisce parlando di una “riduzione di tre euro all’ora, meno 130 euro mese”. Ma “quello è solo il taglio iniziale del 2014”, ci spiega Stefano Zoli, il coordinatore Fiom del gruppo Electrolux. Poi il taglio sarà del 20% nei prossimi tre anni e, con la fine dei contratti di solidarietà, arriverà fino al 40%. “Come un operaio polacco, ma noi siamo in Italia” commenta Zoli.
Il taglio agli stipendi Electrolux avrebbe effetti su tutta l’economia della città di Forlì. “La metà di noi sono donne e abbiamo figli disoccupati a casa” racconta Elisa Guidi, una delle delegate Fiom della fabbrica. “Non ce la facciamo. Non è un problema solo mio, ma di tutta Forlì. Su che base facciamo ripartire l’economia? E’ banale dirlo ma come faccio ad andare a comprare con 800 euro al mese ed un mutuo da pagare?”. “Siamo arrivati al punto che per lavorare dobbiamo pagare, fanno investimenti coi nostri soldi”.
Non è la prima volta che Electrolux ristruttura a Forlì. Già nel 2010 sono è partita la cassa integrazione, prima a rotazione poi ad ore. “La fabbrica si è ristretta” ci spiega Guidi. Allo stesso tempo però Electrolux è ancora molto forte nella vendita degli elettrodomestici ad incasso, settore dove i concorrenti sono più deboli perché necessita di accordi con le produzioni di mobili. Ridurre gli orari, quindi, ma produrre ancora più pezzi in un arco di tempo minore. Aumentare i ritmi in catena di montaggio vuol dire andare ad incidere sul livello di salute delle persone: “Io nel giro di qualche anno mi spacco” dice Guidi.
Antonio Mattioli, il responsabile politiche contrattuali della Cgil Emilia Romagna afferma che: “Il “piano Polonia” presentato da Elettrolux è irricevibile, anzi offende la dignità del lavoro”.
“La multinazionale, dopo avere beneficiato delle incentivazioni messe a disposizione dal nostro paese con l’operazione Zanussi, adesso ci ricatta con la minaccia di delocalizzare se non si accetta una drastica riduzione degli stipendi ed il taglio dei livelli occupazionali” spiega Mattioli.
“Questa vicenda non può essere derubricata a “semplice riorganizzazione”, ma è evidente che la multinazionale cerca di imporre un modello competitivo tutto giocato sulla pelle e la vita dei lavoratori: un modello che se passasse spazzerebbe da nostro paese il manifatturiero”.

