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Bologna, 8 apri. – “Quando parliamo di educazione di genere parliamo del superamento delle categorie del maschile e del femminile e dei ruoli imposti da costruzioni sociali e culturali”. Ne abbiamo discusso con Federica Zanetti, ricercatrice dell’Università di Bologna a scienze della formazione, Gessica Iannone, psicologa e volontaria del Cassero impegnata in laboratori di educazione al genere con bambini tra i 3 e i 6 anni, e con Beatrice Gusmano, sociologa, esperta di educazione al genere e co-curatrice del libro “Di che genere sei?”.
“Il lavoro a scuola è fondamentale – spiega Zanetti – e non sempre c’è tutta questa consapevolezza. Capita che queste tematiche siano lasciate alla sensibilità dei singoli insegnati, e così può capitare che a bambini e bambine venga impedito di costruire la propria identità in maniera libera”. Per comprendere meglio il tema in Emilia-Romagna è stato sviluppato il Progetto di ricerca “Stereotipi di genere, relazioni educative e infanzie”.
Con Beatrice Gusmano invece abbiamo affrontato il problema del bullismo sessista e omotransfobico. “Così come gli stereotipi si manifestano fin da piccoli, allo stesso modo il bullismo si manifesta dalla più tenere età – spiega Gusmano – Tutti noi siamo portatori e portatrici di stereotipi, anche gli insegnanti. Per questo è importante una fase di auto inchiesta, per evitare di trasmettere involontariamente modelli eteronormativi“.
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