“Ecco perché veniamo in Italia”. Parlano due profughi eritrei

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23 ott. – Sono arrivati in Italia attraversando il deserto e il Mediterraneo con i barconi, molti di loro sono morti, eppure continueranno ad arrivare a migliaia. Sono i giovani e le giovani d’Eritrea, in fuga da un regime sanguinario. Abbiamo intervistato due di loro, Abram e Merol.

Abram e Merol fanno parte dell’organizzazione Eritrean Youth Solidarity for National Salvation.  Assieme a molti altri loro connazionali saranno in piazza il prossimo 25 ottobre, di fronte a Montecitorio, per ricordare i morti di Lampedusa e contro il regime eritreo. I due, e con loro molti altri, hanno un problema ulteriore, e questa volta di natura burocratica. Quando devono rinnovare i documenti per restare sul territorio italiano gli viene chiesto di recarsi alla loro ambasciata per richiedere il passaporto. “Quella di Bologna è la peggiore Questura d’Italia – ci hanno raccontato – Ci chiedono il passaporto e quindi siamo costretti a cambiare residenza e Questura di riferimento per sfuggire alla richiesta”.
Il problema del rinnovo dei documenti
La serietà del problema ce l’ha confermata il giornalista del quotidiano Avvenire Paolo Lambruschi. Per ottenere il passaporto dalla loro ambasciata i profughi devono pagare il 2% sui loro redditi, compresi quelli passati. Una situazione vessatoria”.Paolo Lambruschi (Avvenire)
Abbiamo chiesto alla Questura come funziona il meccanismo del rinnovo dei documenti per gli eritrei, per ora non abbiamo avuto risposta.

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