E se Barilla sponsorizzasse il Gay Pride?

7 ott. – “Guido Barilla era davvero affranto, glielo si leggeva negli occhi”. Flavio Romani, presidente nazionale Arcigay, descrive così l’incontro di questa mattina tra il patron del colosso dell’alimentazione e le associazioni del mondo Lgbtq. Ad organizzare il faccia a faccia tra Barilla e i rappresentanti delle più importanti associazioni lgbt è stato il presidente onorario di Arcigay, il consigliere regionale Franco Grillini. Non è scoppiata la pace, secondo Romani, ma una “tregua con le migliori intenzioni”. Barilla, che ha chiesto nuovamente scusa per “l’idiozia” pronunciata durante l’intervista a La Zanzara, si è impegnato a “produrre proposte concrete in tempi certi”.

L’errore di Barilla, al di là del merito delle sue dichiarazioni, è stato anche nei tempi. “Venivamo da una settimana che ci ha disgustati per molti versi – dice Romani – con l’approvazione di un testo orribile”. Il movimento lgbt italiano, infatti, aveva i nervi a fior di pelle per l’approvazione, proprio in quella settimana, della molto criticata legge sull’omofobia. E’ in quel contesto che Barilla è scivolato sulla buccia di banana buttatagli da Cruciani e Parenzo, ottenendo per reazione il “finimondo che c’è stato”. Ma Romani ci tiene a precisare: “Nessuno voleva mettere al rogo Guido Barilla né danneggiare l’azienda Barilla. Quello che volevamo fare – prosegue il presidente di Arcigay – è cercare di approfittare di questo scivolone brutto e orrendo e mettere in campo azioni concrete che facciano riguadagnare a Barilla l’immagine che si è sporcata”. L’idea quindi del mondo lgbtq è di sfruttare l’episodio per tentare di far cambiare qualcosa in questo paese “medievale”.

Tra le azioni concrete ci potrebbe essere anche la sponsorizzazione del Gay Pride? “Non siamo entrati così nel dettaglio – dice Romani, che però aggiunge – Se questa svolta coinvolgesse anche una manifestazione importante come il Pride sarebbe ovviamente la benvenuta, perché noi pensiamo che la Barilla è in qualche modo un’azienda così grossa nel sentire degli italiani che potrebbe fare da esempio“. A differenza di quando accade in Italia, dove i Pride sono sotanzialmente frutto di autofinanziamento, nel resto dell’Europa e in America “la lista degli sponsor non finisce mai” dice Romani che ricorda anche come aziende italiane, in passato, abbiano finanziato manifestazioni dell’orgoglio gay. Come, ad esempio, la Fiat che nel 2010 fu tra gli sponsor del Gay Pride di Madrid.

 

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.