Giacomo Bulgarelli, campione del Bologna e della Nazionale negli anni ’60 e ’70, è morto in una casa di cura di Bologna, Villa Nigrisoli, per una malattia che lo tormentava da tempo. Avrebbe compiuto 69 anni il prossimo ottobre. Lo ha reso noto oggi il Bologna f.c. sul proprio sito.
Parlare di Bulgarelli significa entrare nella storia del calcio e nel cuore del Bologna f.c., una maglia che ha indossato 486 volte, come lui nessuno mai. Il ricordo di Giacomo Bulgarelli va spontaneamente all’ultimo scudetto rossoblù, distante ormai 45 anni. Era la squadra allenata da Bernardini che accostava Haller e Nielsen, Pascutti e Fogli. E poi lui, il capitano “morale”, dentro e fuori dal campo.
Le statistiche ricordano quelle 486 partite ufficiali (392 in serie A, con 43 gol), le sue 27 gare in nazionale (sette reti), soprattutto quell’unico scudetto vinto nel 1964 all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter con la squadra “che giocava come in paradiso”, pilotata da Fulvio Bernardini, ma non possono ricordare che Bulgarelli per la Bologna del calcio è stato per molto tempo un simbolo, qualcosa di intoccabile come le Due Torri. La sua guida in campo era come una piacevole abitudine. Quando la squadra si schierava a centrocampo, arrivava puntuale la voce dal megafono del vecchio capotifoso Gino Villani (uno che in tutta la vita non gridò un insulto e non lanciò neppure una palla di carta) dalla torre di Maratona: “Onorevole Giacomino, salute!”. Lui rispondeva alzando il braccio e a quel punto si poteva cominciare a giocare. Da Bologna non si mosse mai, anche quando la squadra a fine anni ’60 comincio’ a declinare e le offerte dei grandi club furono ripetute. Soprattutto quelle del Milan che con Rivera avrebbe riprodotto la coppia che Bulgarelli aveva fatto con Helmuth Haller in rossoblù. Lui pochi anni fa ci ha scherzato su: “Una volta mi ero anche convinto, il contratto era praticamente fatto, ma fu mia moglie a dire: ‘Andar via da qui per vivere a Milano? Non ci penso neppure’. E’ lei la bandiera del Bologna“.
L’estate scorsa, quando il Bologna giocò la partita decisiva per tornare in serie A, Bulgarelli, già molto malato, era al Dall’Ara. In controtendenza con i calciatori di quegli anni, veniva da una famiglia della agiata borghesia ed era uno dei pochi ad aver frequentato e finito il liceo. Nel privato e cattolico ‘San Luigi‘, dove passava e passa molta della gioventù bene di Bologna.
Storico scudetto a parte, ha vinto poco (due Coppe Italia, una Coppa di lega italo-inglese) e in Nazionale non fu fortunato. Debuttò alla grande (due gol) nei Mondiale del Cile del ’62 ma in un inutile 3-1 alla Svizzera con gli azzurri gia’ eliminati e soprattutto fu coinvolto nel disastro-Corea del ’66 in Inghilterra. In panchina c’era Mondino Fabbri che del suo regista non voleva assolutamente fare a meno e che lo mandò in campo nella decisiva partita con gli asiatici nonostante un precedente infortunio. Bulgarelli obbedì, provò a fare la sua parte, ma un’entrata robusta gli costò un ginocchio. Italia in dieci (le sostituzioni sarebbero arrivate molti anni dopo), tanti gol sbagliati e vittoria della Corea del Nord con rete del poi famoso Pak Do Ik. Un’onta per il calcio italiano che pesò tanto su Fabbri ma anche su molti di quelli che erano in campo. Ma non a Bologna dove molti di quelli che hanno più di 50 anni recitano ancora a memoria la formazione di quella squadra di Bernardini. Cominciava con William Negri e finiva con Ezio Pascutti. A farla giocare ‘da paradiso’ ci pensava, soprattutto, Giacomo Bulgarelli.
Prima dei funerali, che si svolgeranno lunedì nella cattedrale di San Pietro a Bologna, i tifosi potranno dare l’ultimo saluto a Bulgarelli alla camera ardente, che sarà allestita a partire da sabato alle 10 a Villa Nigrisoli. Contemporaneamente all’arrivo di numerosi messaggi di cordoglio da parte della politica locale e non solo, il Bologna sta valutando, insieme alla Lega calcio, le iniziative per ricordarlo e per esprimere il cordoglio per la sua scomparsa.
In alto, la sintesi dello storico spareggio all’Olimpico del 1964, commentata da Niccolò Carosio – youtube by torogiacomino


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