“Entro fine febbraio la Dozza avrà un nuovo direttore”. Non esita a dare la sua parola il provveditore alle carceri dell’Emilia Romagna Nello Cesari, promettendo di riportare a normalità la situazione della casa circondariale di Bologna. In via del Gomito infatti nell’ultimo anno si sono avvicendati quattro direttori diversi, sono cambiati il comandante degli agenti di polizia penitenziaria e il responsabile degli educatori e se ne è andata la vicedirettrice. Una situazione “inaccettabile e ad altissimo rischio”, secondo la garante dei diritti dei detenuti del Comune, Desi Bruno: l’avvicendarsi di direttori ha di fatto paralizzato per un anno le attività e l’avvio dei progetti in carcere, come per esempio quello del forno del pane, che è fermo da un anno e che se non arrivasse il nuovo direttore rischierebbe di mandare in fumo 200.000 euro. Dal provveditore dunque una rassicurazione che lascia presumere una conferma dell’attuale reggente Gianluca Candiano che sostituisce de facto il direttore in carica, in malattia da mesi. Candiano assicura che porterà anche a Bologna il suo progetto di Reggio Emilia: una convenzione con l’Università che consente ai dentenuti di seguire le lezioni in videoconferenza. Un’altra novità introdotta da Candiano nel ruolo di direttore reggente è una banca dati che raccoglie in rete tutte le cartelle cliniche dei detenuti.
Ma con quale situazione dovrà fare i conti il nuovo direttore? La Dozza, un carcere progettato per 650 detenuti, ne ha al momento 1070. Le celle di 10 metri quadrati ospitano in media tre persone, una condizione che il Comitato europeo contro la tortura ha definito “trattamento inumano e degradante”. Per rispondere alla funzione rieducativa del carcere, ci sono quattro educatori mentre dovrebbero essere 13 (calcolati sulla capienza standard di 650). Due di loro sono in procinto di essere trasferiti, ma il provveditore Cesari assicura: “sono in arrivo altri tre educatori”. Per i 750 detenuti stranieri ci sono invece due mediatori culturali, che diventeranno cinque grazie all’intervento del Comune, assicura l’assessore alle politiche sociali Giuseppe Paruolo. Mentre il carcere scoppia, c’è una novità positiva per i famigliari dei detenuti: dopo anni di richieste, il Comune ha finalmente messo a disposizione una casa dove potranno stare quando vengono in città a visitare i parenti.

