2 mar. – “C’è stato troppo garantismo da parte dei media locali sui contenuti dei dossier“. Lo ha detto Giovanni Favia, consigliere regionale grillino, ai nostri microfoni durante la presentazione, questa mattina, della campagna di autofinanziamento del Movimento 5 stelle in vista delle prossime elezioni amministrative. Favia accusa i media locali di aver avuto “due pesi e due misure”: “Quando gli pare sparano e quando non gli pare non sparano“. E in questo caso, secondo Favia, non avrebbero “sparato” abbastanza.
I dossier anonimi, si sa, sono materiale assai delicato: spesso contengono illazioni e fatti non verificabili e soprattutto, non avendo una fonte, non si può chiedere conto a nessuno delle affermazioni contenute, correndo il rischio di diffondere anche calunnie e notizie false. E’ per questo che vanno trattati con molta cautela, non escludendo peraltro che in mezzo ai veleni ci siano anche delle verità.
Nonostante questo il consigliere Favia sostiene che i media avrebbero dovuto pubblicare comunque le accuse del corvo perché “il giornale segue logiche diverse”. Quali? Per Favia, “Segue le logiche della vendita, del dare comunque informazione. E c’era qualcosa che poteva interessare i giornali in quel dossier”. Giovanni Favia ribadisce che le accuse contenute nel dossier, “al di là della forma, nella sostanza” sono vere, ma aggiunge: “Non so se in quel dossier c’è qualcosa di penalmente rilevante o, meglio, non so se ciò che è scritto nel dossier può essere dimostrato“. Nonostante questo per l’esponente grillino i giornali dovevano pubblicare le accuse del corvo perché “queste cose andavano discusse, messe pubbliche”. Indipendentemente, quindi, dalla possibilità di verificarle.
Alla domanda, “Voi le pubblicherete?” Favia però ha risposto: “Noi pubblichiamo quelle che sono le nostre di denunce, non prendiamo plichi anonimi“.
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