L’operazione antidoping dei carabinieri “Anabolandia” ha portato all’arresto del dottor Vittorio Bianchi, 61enne, gia’ in passato al centro di alcune indagini per lo stesso reato, che è stato fermato a Bologna appena sceso da unvolo proveniente da Boston dopo che erano gia’ state perquisitela sua abitazione e il suo studio. I crimini contestati sono associazione a delinquere, falso ideologico, frode sportiva e violazione delle norme antidoping.
Assieme a Bianchi, nella rete di somministrazione di sostanze dopanti fornite per alterare anche partite decisive di serie B, sono finiti anche un dirigente e due informatori di una casa farmaceuticae un infermiere.
Sono complessivamente 53 gli indagati, tra cui molti sportivi professionisti.
Al dottor Bianchi si rivolgevano diversi sportivi professionisti, come il preparatore del Rimini calcio nella stagione 2008-2009, Walter Chiodi, che ha sottoposto alcuni atleti, tra cui il difensore Emiliano Milone, ora indagato, a trattamenti farmacologici prima della decisiva sfida dei play-out di serie B contro l’Ancona.
Gli atleti che si rivolgevano a Bianchi provenivano dalle discipline più differenti: molti ciclisti, calciatori, cestisti, pattinatori, tennisti, culturisti, triatleti e diversi specialisti dell’atletica leggera. Tra questi alcuni militavano, a vario titolo, in squadre delle Forze armate e delle Fiamme gialle. Oltre agli atleti “di mestiere”, tra i pazienti di Bianchi figuravano però anche molti amatori e addirittura genitori che volevano migliorare il rendimento dei propri figli. Tra i coinvolti c’è anche un padre riminese che aveva affidato al medico i due figli, campioncini del tennis di 15 e 17 anni all’epoca dell’inizio dell’operazione.

