
24 ott. – Dopo il corteo del 19 ottobre, dopo l’incontro col ministro Lupi per chiedere la moratoria sugli sfratti, cosa ci dobbiamo aspettare dal movimento italiano? E cosa succederà a Bologna? Intanto una riflessione. “Chi era in piazza il 19 ottobre – dice il bolognese Fulvio Massarelli di Crash – era distante anni luce dalla Costituzione. Quella carta a noi non ci parla, e questo è un problema soprattutto per la politica, non tanto per noi. Quella è una carta che con tutte le riforme approvate in questi anni inizia ad essere legata all’1%, non al 99% della società”. Affermazioni che fotografano la separazione netta (per ora) tra il popolo del 12 ottobre, sceso in piazza a difesa dalla Costituzione, e quello del 19. Popoli che solo due anni fa avevano marciato assieme. Il 15 ottobre 2011 a Roma manifestarono in mezzo milione, forse più.
Che cosa bisogna aspettarsi dal movimento bolognese? Per iniziare le occupazioni di case. C’è Labàs, che ha già annunciato di voler creare appartamenti nell’ex caserma occupata di Via Orfeo. E a quanto pare ad occupare ci sta pensando anche l’autonomia cittadina (Crash e Cua). Dopo l’occupazione di uno stabile adibito a studentato, ora si pensa ad occupare case e appartamenti per dare un tetto non solo agli studenti ma anche a lavoratori e non. “Ci stiamo pensando seriamente, quella è la direzione“, dice Massarelli.
Infine c’è la questione dell’alleanza tra attivisti di movimento e sindacati di base. Abbiamo chiesto a Massimo Betti di Usb Bologna su quale terreno potrà declinarsi l’alleanza. “Pensiamo alla difesa dei beni comuni, alle battaglie contro le privatizzazioni e la creazione di un’asp cittadina, oppure alla lotta per il diritto alla mobilità, o ancora il diritto allo studio che il referendum cittadino contro il finanziamento alle scuole private non è riuscito ad affermare”.
Questa invece è l’opinione di Gianmarco De Pieri, voce storica del centro sociale Tpo.
Per il mediattivista Marco Trotta “il movimento avrà gambe se saprà tenere alta la tensione sociale”.


