Bologna, 14 ago. – Non c’è ancora una data per le elezioni regionali che dovranno indicare la guida della Regione Emilia Romagna dopo il quindicennio di Vasco Errani. Dovrebbero essere a novembre, nella prima metà, ma da Roma non vi sono ancora indicazioni precise. Intanto, con i tempi dilatati dal caldo agostano, le forze politiche si stanno preparando per la sfida che, salvo sorprese, dovrebbe riconsegnare viale Aldo Moro nelle mani del centrosinistra. La coalizione guidata dal Partito Democratico sceglierà il 28 settembre, con le primarie, il proprio candidato. A destra invece continuano gli incontri per definire il perimetro della coalizione e la possibilità di mettere in piedi la consultazione tra iscritti ed elettori si allontana sempre più. I grillini invece attendono di leggere sul blog di Beppe Grillo la data per le consultazioni on line degli iscritti al blog da cui emergerà il nome del candidato.
Centrosinistra (o, meglio, il Pd e gli altri)
Le primarie di coalizione saranno il 28 settembre. Lo hanno deciso le forze della coalizione raccolta intorno al Partito Democratico che martedì hanno licenziato il regolamento. Della coalizione costruita finora dal segretario democratico Stefano Bonaccini fanno parte il Centro Democratico, la Federazione dei Verdi, l’Italia dei Valori, il Partito Socialista, Scelta Civica e, naturalmente, il Pd.
Elettori. Potranno votare i cittadini residenti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età. Via libera anche per i non residenti che si trovino a vivere in Emilia Romagna per motivi di lavoro o di studio: per poter votare, però, i fuorisede dovranno prima registrarsi nelle sedi dei comitati organizzatori provinciali entro il 25 di settembre. Per votare è necessario recarsi ai seggi (il 14 settembre si saprà quanti e dove saranno) in possesso della tessera elettorale, di un documento di identità e di almeno due euro (il “contributo alle spese per l’organizzazione delle Primarie e della campagna del centrosinistra”).
Candidati. La coalizione, fortemente voluta da Bonaccini per evitare che la questione primarie si riducesse ad un semplice scontro interno ai democratici, ha anche stilato le regole per i concorrenti. I candidati dovranno raccogliere e presentare, entro le ore 12 dell’11 settembre, almeno 4 mila firme di elettori del centrosinistra, da “raccogliere in almeno 5 province della regione, in numero non inferiore a 250 per provincia”. Per i candidati iscritti al Partito Democratico sono necessarie circa 2200 firme di militanti.
Al momento in corsa c’è solo Roberto Balzani, ex sindaco Pd di Forlì molto critico con Errani. Molto probabile che anche la neo sindaco di Lizzano, Elena Torri, corra per il Centro democratico. Anche se la vera sfida sarà tutta interna al Pd. Dei tanti nomi fatti nelle scorse settimane, quasi tutti rimangono in gara. Anche se nessuno se la sente di farsi avanti prima di aver capito cosa intenda fare il segretario Bonaccini. Difficile che il responsabile nazionale Enti locali, persona chiave nell’organizzazione del Partito nel nuovo corso renziano, sciolga la riserva prima del fine settimana. Più probabile che si vada all’inizio della prossima. Patrizio Bianchi, assessore regionale al lavoro spinto dai prodiani sarebbe prontissimo a correre ma non vuole farlo contro il segretario. Simile la posizione del sindaco di Imola Daniele Manca, uomo che piace alle coop e ai cuperliani. Chi invece non si farebbe scrupoli a sfidare Bonaccini è il conterraneo Matteo Richetti: sul web, e non solo, sono già attivi diversi comitati che lo vorrebbero candidato. Dal diretto interessato per il momento solo silenzio: “Non vuole candidarsi perché i suoi sponsor politici si sono fatti indietro” dice un consigliere regionale uscente. Qualcuno comunque segnala che ci sarebbero stati incontri tra Richetti e l’agenzia Jack Blutharsky, quella che ha curato la campagna elettorale di Virginio Merola.
Candidati consiglieri. Il regolamento approvato martedì scorso dalla coalizione, all’articolo 6, comma 8, recita: “Non si possono tenere nello stesso giorno primarie organizzate dai singoli partiti del centrosinistra”. I “solerti cucinieri del caminetto” non vogliono che si facciano le primarie per la scelta dei candidati consiglieri, tuona il balzaniano parmigiano Nicola Dall’Olio. A chiedere le primarie per i consiglieri era stata, qualche giorno fa, la capogruppo in Regione, la cuperliana Anna Pariani. A Bologna hanno già deciso che il capolista sarà Raffaele Donini: probabile che anche nelle altre federazioni provinciali si arrivi ad una lista di candidati scelta negli organi federali.
Il centrodestra punta al nuovo Senato
Conscio che la vittoria nella rossa Emilia è quasi un sogno, il coordinatore regionale di Forza Italia Massimo Palmizio ragiona in prospettiva. “Se portiamo a casa la Riforma del Senato, arrivando secondi in Emilia Romagna possiamo mandare a Roma un senatore”. Nel nuovo Senato, infatti, i senatori saranno eletti dai consigli regionali. Per questo, spiega il berlusconiano, “non stiamo cercando qualcuno da immolare” contro un avversario troppo più forte, ma “qualcuno di spessore, che abbia le capacità per andare a Roma a fare il senatore nel nuovo Senato”. Proprio per questo, secondo Palmizio, è impossibile che il centrodestra metta in piedi le primarie, come da tempo invece chiede Galeazzo Bignami. Al primo posto, secondo Palmizio, c’è comunque l’unità della coalizione che deve andare, “superando le divisioni romane”, dall’Udc a Fratelli d’Italia, passando per il Nuovo Centro Destra e la Lega Nord.
Secondo le tempistiche di Palmizio, entro la fine di agosto dovrebbe essere raggiunta la quadra della coalizione. Sapere insomma chi ci sta e chi no. Poi si individuerà “il profilo del candidato” e poi, nella prima metà di settembre, verrà fatto il nome.”Che dovrà essere capace e di spessore” precisa Palmizio che ragione sempre in chiave Nuovo Senato: “A Roma non possiamo mandarci un consigliere regionale a caso”.
I grillini aspettano Beppe
Come da prassi del Movimento 5 stelle, il candidato sarà scelto via web, con una consultazione on line tra gli iscritti al blog di Grillo. Andrea Defranceschi, unico consigliere rimasto in viale Aldo Moro dopo l’espulsione di Giovanni Favia, vorrebbe ricandidarsi e dalla sua ha il gradimento di una parte consistente degli attivisti dei territori. Non è un mistero che all’ala più vicina a Grillo, quella rappresentata a Bologna da Massimo Bugani e Marco Piazza, Defranceschi non vada a genio. Al di là delle tensioni, sarà la Rete sovrana a decidere nella data che verrà indicata sul blog.
E la sinistra sinistra?
Sinistra Ecologia e Libertà resta in attesa di vedere cosa succederà nel centrosinistra con le primarie. L’alleanza con i democratici è in stand by, intanto i vendoliani guardano, con sempre meno trasporto, alla lista Tsipras che vorrebbe correre, forte del buon risultato delle Europee, in alternativa al centrosinistra a guida Pd. In questo contesto anche Rifondazione resta alla finestra, almeno per il momento. Al di là delle pur preminenti questioni politiche, per queste forze che negli ultimi anni hanno guidato la regione in alleanza con il centrosinistra vale una considerazone: la nuova legge elettorale, cancellando il listino, ha tolto la sicurezza ai partiti minori di avere un consigliere garantito da accordi di coalizione. E un consigliere regionale in meno (o addirittura nessuno) può essere un duro colpo per le casse di un piccolo partito.
Chi proprio non ha alcuna intenzione di parlare con il Pd è Ross@ che ha ribadito la volontà di correre in netta contrapposizione al centrosinistra di Renzi.

