14 set. – Saranno sostituiti da docenti a contratto i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna che hanno deciso di non fare lezione per protesta contro la riforma Gelmini. Il Senato accademico, questa mattina, ha deciso all’unanimità di spedire una lettera a tutti i presidi, che a loro volta la inoltreranno ai loro ricercatori chiedendo se hanno intenzione di aderire al blocco della didattica o meno. La risposta è attesa entro venerdì alle 12 e chi non risponde verrà considerato indisponibile a fare lezione.
“Manifestiamo comprensione vivissima e sostegno per la situazione dei ricercatori, dice il prorettore alla Didattica, Gianluca Fiorentini, che però sostiene la necessità di garantire la continuità della didattica dell’Ateneo e dunque la decisione di sostituire i ricercatori che si rifiuteranno di fare lezione per protesta contro il Governo. “Una decisione gravissima”, affermano i ricercatori dell’Alma Mater, ” quella del Senato accademico”. Per Annamaria Pisi, ricercatrice e rappresentante in Senato dell’area di Scienze biologiche, geologiche e agrarie, “significa che come ricercatori non valiamo niente per l’Ateneo”. Tra l’altro, sottolinea Pisi, “noi non siamo obbligati ad assumere carichi didattici. Siamo assunti solo per fare ricerca e le lezioni le facciamo gratuitamente”. Ma la protesta, ha spiegato ai nostri microfoni, “andrà avanti”.
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La protesta andrà avanti anche col boicottaggio, ha affermato la Rete dei ricercatori 29 Aprile, facendo partecipare chiunque ai bandi, per sommergere le segreterie di domande.
L’ultimatum ai ricercatori di Bologna “ha sapore di thatcherismo“, ha detto la capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, Manuela Ghizzoni, mentre per Silvana Mura, coordinatrice regionale dell’Idv, se anche l’Universita’ si “marchionnizza” vuol dire che siamo ben oltre l’orlo del baratro”. Solidarietà ai ricercatori anche da Roberto Sconciaforni, capogruppo della Federazione della sinistra in Emilia-Romagna.

