18 feb. – Il prefetto Angelo Tranfaglia ha presentato il provvedimento con cui impone il divieto di manifestazioni politiche in alcuni luoghi del centro storico durante il week-end. Si tratterebbe di un’applicazione del decreto del ministro degli Interni Roberto Maroni, che molti però giudicano troppo restrittiva. Infatti, a partire da sabato prossimo, non si potranno fare cortei, banchetti e presidi nelle piazze Maggiore, Nettuno, Re Enzo, Santo Stefano e nelle vie Ugo Bassi, Rizzoli e Indipendenza fino all’angolo con via Augusto Righi. Fino a quando? Ancora non si sa, perché si tratta di una sperimentazione, che comunque non dovrebbe sovrapporsi al periodo della campagna elettorale, normata da regole ad hoc. Perché? Per «consentire la viabilità del centro storico» nei giorni di sabato e domenica, «particolarmente sensibili per la cittadinanza».
Contro la decisione del prefetto – maturata «d’intesa con il sindaco», ha precisato lo stesso Tranfaglia – si sono già espresse alcune forze sociali e politiche della città. Il sindacato di base RdB ha già allertato i propri legali e mira a dimostrarne l’incostituzionalità.
Non hanno obiezioni, invece, Cisl e Uil, mentre la Cgil ancora non si pronuncia e si limita a sottolineare di non condividere la direttiva Maroni.
«Bisogna disobbedire», dichiara Valerio Monteventi, candidato sindaco per Bologna Città Libera, e spiega: «Questa direttiva ha tutte le caratteristiche di un provvedimento fascista, perché limita la
libertà di espressione», visto che le manifestazioni spesso «si fanno al sabato perché la gente non lavora». Per questo BCL ha deciso di dare il proprio supporto ai «sit-in di protesta contro il divieto di manifestazione che saranno organizzati nel centro di Bologna».
Per Arcigay è un provvedimento «irresponsabile e unilaterale». Il Consiglio direttivo provinciale del Cassero esprime «un dissenso forte» verso una scelta che è solo l’ultima di una lunga serie: «in cinque anni di mandato Provincia e Comune hanno messo in campo un’imbarazzante sequenza di divieti che hanno profondamente interrotto la vivacità di fruizione degli spazi cittadini».

