Disastro aereo. Sette richieste di rinvio a giudizio per il Cessna precipitato

Sette richieste di rinvio a giudizio per disastro aviatorio e omicidio colposo plurimo per l’aereo Cessna che il 3 marzo 2005, in mezzo ad una bufera di neve, dopo un decollo fallito si schiantò all’esterno dell’aeroporto di Bologna con cinque persone a bordo. Le ha formulate il Pm Antonio Rustico a conclusione dell’inchiesta. L’udienza preliminare comincerà il 4 febbraio davanti al Gup Valentina Tecilla. Rustico ha chiesto il giudizio per il responsabile operativo e il dipendente sottobordo all’aereo della società di handling che avrebbe dovuto liberare le ali del velivolo dal ghiaccio, e non lo fece; per il direttore generale e e il responsabile operazioni aeroportuali della Sab, la società di gestione del Marconi, che, secondo l’accusa, dovevano adottare specifiche e più precise procedure operative di controllo in caso di eventi atmosferici estremi per la sicurezza dell’aeroporto; per il direttore, il vicedirettore e un ispettore Enac che non si attivarono per accertare la situazione reale dell’aereo.

Secondo la perizia disposta dal gip, il Cessna non non avrebbe dovuto decollare in quelle condizioni. Si schiantò per lo spesso strato di ghiaccio che appesantì le ali e le autorità dello scalo avrebbero dovuto vietargli la partenza. Gli avvocati Andrea Pascerini e Gianluigi Lebro, che assistono come parte civile i familiari di Guglielmo Zamboni, 26 anni, che pilotava l’aereo, hanno commentato che “la famiglia Zamboni ha molto apprezzato la decisione del Pm di formulare la richiesta di rinvio a giudizio a carico di più persone a vario titolo coinvolte nella gestione delle operazioni aeroportuali il giorno del disastro. E ciò in quanto pare rispondente a giustizia che un evento di simile gravità costituisca oggetto di un processo destinato ad accertare le cause di quanto accaduto e le responsabilità, a chiunque ascrivibili.

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