23 gen. – Con il proseguimento dell’occupazione da parte di Bartleby dello stabile dell’università, l’ateneo rischiava di perdere cospicui finanziamenti. Giustifica così, il rettore dell’Alma mater Ivano Dionigi, la scelta di chiedere l’intervento della forza pubblica e di sgomberare lo spazio occupato dal collettivo.
In una nota diffusa nella tarda mattinata, il rettore ricostruisce la vicenda: “L’immobile di via San Petronio Vecchio è stato concesso in comodato d’uso gratuito dal 15 febbraio 2010 al 30 settembre 2011 all’Associazione studentesca “Lo Scrivano”, a seguito di un regolare bando di cui è risultata vincitrice”. Il numero uno dell’università ricorda poi che, una volta scaduta la convenzione, Bartleby non ha più voluto abbandonare i locali, sui quali vi era un progetto di ristrutturazione. Lavori che riguardano, si legge ancora nella nota, “spazi per studenti, in particolare aule universitarie e studentato” e che non sono potuti iniziare proprio a causa del perdurare dell’occupazione.
La ricostruzione del Rettore passa poi per l’offerta che Comune e Università hanno fatto al collettivo di una sede in via Collamarini, periferia nord est della città. La nota prosegue poi ricordando che l’Ateneo da lunedì 14 gennaio è tenuto a pagare delle penali alla ditta appaltatrice che non ha ancora potuto iniziare i lavori e paventa il rischio che vengano persi “cospicui finanziamenti” (2,9 milioni di euro della Legge 338). “Fin troppo ovvio ricordare che si tratta di beni e denari pubblici di cui il Rettore è amministratore responsabile” conclude Dionigi
Condivide le dichiarazioni del rettore anche il sindaco Virginio Merola: “Contratto scaduto, soldi pubblici che si perdono, penali e al contempo la necessità di garantire il diritto allo studio ed evitare disagi ai residenti” è la sintesi del sindaco, secondo cui “i toni violenti di quest’oggi e la ricerca di uno scontro frontale con le istituzioni non portano da nessuna parte. Chi ha un progetto culturale deve dimostrare di avere rispetto per la comunità in cui vive. Il rispetto reciproco e delle regole deve avvenire prima di tutto”.

