Lungo interrogatorio per l’ex sindaco. All’uscita nessun commento

18 feb. – L’ex sindaco Flavio Delbono è stato ascoltato oggi per più 6 ore in procura. Delbono era arrivato questa mattina alle 9.30 ed è uscito poco dopo le 16, salendo velocemente su di un auto che lo aspettava dietro gli uffici di piazza Trento e Trieste. In una nota, l’avvocato di Delbono, Paolo Trombetti, dichiara che il contenuto dell’interrogatorio è stato secretato e conferma il “netto contrasto” di versioni tra Delbono e Cracchi, emerso nel corso di un interrogatorio in cui il suo assistito sarebbe riuscito a rispondere “in modo esaustivo a tutto”.

Per quanto concerne le dichiarazioni rese da Delbono ai magistrati, però, l’ex sindaco non avrebbe saputo offrire indicazioni, rispetto ai viaggi a Capri, di alcun nome di amministratore pubblico incontrato o di convegni a cui avrebbe partecipato. In sostanza non li ricorderebbe.

Relativamente agli incontri con Cinzia Cracchi, Delbono avrebbe affermato che era lei che lo chiamava al telefono: i tabulati indicherebbero il contrario solo perché la Cracchi era solita fare degli “squilli” (non registrabili dai tabulati) a cui Delbono faceva seguire delle chiamate. Smentisce poi di aver incontrato Cinzia Cracchi la sera prima dell’interrogatorio della donna, i due non si sarebbero visti. Questo risultava anche agli inquirenti: Delbono avrebbe affermato di aver mandato alla donna un sms tramite una terza persona.

Poi c’è da dipanare la questione dei 5.000 euro fatti giungere a Cracchi in una busta tramite l’ex assessore Lazzaroni: Delbono avrebbe confermato il fatto, senza però ricordare la data e affermando che la Lazzaroni non era a conoscenza del contenuto della busta. Da dove arrivavano i soldi? L’ex sindaco avrebbe detto di averli avuti da sua madre, affermando che da anni riceveva aiuti in denaro dalla sua famiglia.

Infine, il bancomat di Divani: “con l’imprenditore siamo amici”, avrebbe detto Delbono, che avrebbe poi affermato di non sapere che questi avesse contatti con il Cup e tanto meno che fosse titolare di una società. Delbono ha poi ripetutonuovamente quanto gia’ detto spontaneamente nello scorso interrogatorio. Ovvero che il denaro che Divani versava su quel conto erano soldi che l’installatore di pc gli doveva restituire.

Per quanto riguarda i movimenti del conto, oltre ai due anticipi di 10 e 20 mila euro fatti da Delbono (per affari sfumati entrambe le volte), successivamente ci sarebbero stati altri versamenti (fino ad arrivare al totale dei 46 mila euro transitati sin quattro anni) dovuti al fatto che Divani doveva restituirgli altri soldi. Il bancomat consegnato a Cracchi resto’ attivo fino al luglio 2008, quando la storia tra i due fini’. Oggi Delbono ha spiegato che, da quel momento in poi, fu lui stesso a prelevare e utilizzare il denaro servendosi di un duplicato del bancomat.

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