Delbono. Cade l’accusa di abuso d’ufficio, ma nuovi guai sui viaggi

9 feb. – Cade l’accusa di abuso d’ufficio per Flavio Delbono. I magistrati non gli contestano più di aver firmato le ferie per Cinzia Cracchi, perché hanno appurato che, secondo la legge regionale, era un compito che spettava solo a lui. Quanto alle accuse di truffa aggravata e peculato, invece, i guai per il sindaco dimissionario potrebbero aumentare; ora infatti la Procura indaga anche su tre settimane di vacanza a Capri, rispettivamente nell’agosto 2005, 2006 e 2007, per le quali l’allora vicepresidente della Regione pagò di tasca propria il vitto e l’alloggio, ma si fece rimborsare da viale Aldo Moro alcune centinaia di euro per il viaggio e le spese di missione a fronte di incontri con amministratori locali. «L’accusa di truffa, peraltro riferita a modesti importi di rimborso viaggi, è smentita dagli incontri di lavoro programmati ed avvenuti», risponde l’avvocato Paolo Trombetti. Il legale di Delbono ha chiesto uno spostamento della nuova audizione: «La data dell’interrogatorio originariamente prevista per questa settimana – scrive Trombetti in una nota – slitterà di qualche giorno, su richiesta della difesa del professor Delbono, per evitare sovrapposizioni tra il percorso giudiziario ed il percorso politico-amministrativo, considerato che le dimissioni da sindaco diverranno effettive da mercoledì prossimo».

I sospetti sui viaggi a Capri si aggiungono a quelli sulle due vacanze fatte in Messico e a Santo Domingo e a quelli sulle cinque missioni per le quali Delbono fece pagare alla Regione le spese per Cracchi, che lo accompagnava a titolo personale mentre era in congedo.
In due casi (agosto 2005 e 2006) l’ipotesi del pubblico ministero Morena Plazzi è truffa aggravata, perché Delbono avrebbe chiesto rimborsi indebiti; nel terzo caso, invece (agosto 2007), il reato contestato è peculato, perché pagò il biglietto aereo utilizzando la carta di credito della Regione.

Per quanto riguarda invece gli altri weekend in Italia di Delbono e Cracchi (fu la donna a parlarne in Procura), il lavoro degli inquirenti sui documenti della Regione non ha permesso di trovare riscontri o tracce del fatto che usarono soldi pubblici per pagare spese private.

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