19 gen. – Perché Cinzia Cracchi aveva in uso un bancomat intestato a un amico del vicepresidente della Regione e suo compagno Flavio Delbono? Chi versava i soldi su quel conto? Perché la coppia Cracchi-Delbono andava spesso in trasferta all’estero?
Delbono, che sarà sentito dalla Procura, potrebbe dover spiegare le ragioni dei viaggi in compagnia della sua compagna e segretaria, compresi alcuni in Messico, Bulgaria e Israele. Su quest’ultimo gli accertamenti dei magistrati sembravano aver chiarito che fosse stato pagato da Save the children; ma la onlus smentisce: «Non abbiamo nessun progetto in Israele» e suggerisce che possa esserci stato un equivoco con il progetto denominato “Saving Children”, promosso dal “Peres Center for Peace”, un accordo, come spiegava tempo fa l’Azienda Usl di Bologna in una nota, nato nel 2003 dall’incontro tra la Fondazione Shimon Peres, l’ospedale Meyer di Firenze e la Regione Toscana, cui poi si sono aggiunte le Regioni Emilia-Romagna, Umbria e Friuli, con l’obiettivo di curare bambini palestinesi in ospedali in Israele e di offrire formazione in Italia a medici palestinesi e israeliani.
Prima di Delbono, i pm potrebbero sentire il suo amico Mirko Divani, titolare della tessera bancomat sequestrata alla signora Cracchi. E’ stata emessa da Farbanca, piccolo istituto di credito del gruppo Banca popolare di Vicenza, con sede legale in via Irnerio a Bologna, rivolto principalmente al mondo delle farmacie e della sanità e che fa parte.
Gli inquirenti hanno acquisito anche la documentazione degli estratti conto della carta di credito aziendale intestata a Delbono; si riferiscono agli anni compresi fra il 2003 e il 2009. Si tratta della carta di credito che, secondo un’ipotesi dell’accusa respinta più volte da Delbono, era a disposizione dell’ex vice presidente della Regione e con la quale avrebbe fatto spese private, facendole poi figurare come spese di rappresentanza.

