20 giu. – A lutto per i nidi bolognesi. Il sindacato Usb propone di iniziare con la fascia nera al braccio il prossimo anno educativo per protestare contro il modello di riorganizzazione proposto dal Comune ma bocciato in larghissima parte da educatrici e collaboratori. Cardini del nuovo modello sono l’aumento del rapporto tra educatori e bambini e la re-internalizzazione dei pasti. Misure difese in commissione dall’assessore Marilena Pillati che ha sottolineato come sui pasti l’amministrazione risparmierà 268 mila euro e l’obiettivo di palazzo d’Accursio è garantire la tenuta del servizio dei nidi con la stessa qualità riducendo le liste di attesa (965 bimbi) e i costi per il Comune (in provincia un bimbo costa 9500 euro all’anno, a Bologna 14 mila). L’assessore ha anche sottolineato l’accordo risalente alla giunta Guazzaloca che fa lavorare le educatrici una sola settimana a luglio, nelle restanti settimane vengono chiamate supplenti che l’anno scorso sono costate 200 mila euro.
Al contrario Usb contesta le novità e spiega tra l’altro che l’aumento dei pasti che i collaboratori dovranno preparare produrrà anche un cattivo risultato pedagogico
perché non ci saranno più i menù individuali per i bambini che devono essere svezzati. Dai menù di settembre e ottobre ad esempio sono già sparite le polpette più laboriose da preparare rispetto al polpettone.
Oltre alla fascia nera al braccio il sindacato di base promette uno sciopero dei lavoratori dei nidi comunali.
In tutti i comuni della provincia il rapporto tra bimbi ed educatori è già modificato come prevede la legge regionale che Bologna non aveva mai applicato in virtù del suo peculiare modello pedagogico per i nidi. Sul tema è intervenuta anche la presidente del consiglio comunale Simona Lembi che ha proposto di lanciare un’istruttoria pubblica sui nidi.

