I ribelli del Pd: “Non votate la fiducia a Renzi”. Adesioni anche a Bologna

Bologna, 18 feb. – “Votando la fiducia a Renzi, voi vi renderete colpevoli di un raggiro, un furto ben più grave di quelli per i quali i politici vengono di norma fatti oggetto degli strali dell’antipolitica”. Il giorno dopo l’aut aut del segretario del Pd bolognese Raffaele Donini ai parlamentari perché votino compatti la fiducia al Governo Renzi, spunta un appello per indurre gli eletti democratici a fare l’esatto contrario.

A raccogliere le firme e a diffondere il documento (“Non con il nostro voto”, tag su Facebook per diversi parlamentari Pd) sono alcuni elettori e simpatizzanti della sinistra democratica, tra cui i bolognesi Claudio Bazzocchi e Matilde Madrid. I promotori dell’appello (tra i primi firmatari ci sono anche Antonella Buttiglione, Massimiliano Civino, Onofrio Romano e Danny Sivo) vedono in Renzi lo “spirito del ventennio neoliberal e berlusconiano trasmutato a sinistra” e chiedono agli eletti in Parlamento di rispettare il mandato ricevuto con la segreteria di Pierluigi Bersani, vincitore delle primarie del 2012 proprio nei confronti del sindaco di Firenze. L’appello è stato scritto in Puglia, e sta girando un po’ in tutta Italia.

 

“NON CON IL NOSTRO VOTO”
Appello ai parlamentari del Pd

Cari parlamentari del Pd,

siamo vostri elettori. Non solo vi abbiamo votato nel febbraio scorso, ma abbiamo contribuito a vario titolo a farvi votare. Pur non essendo, molti di noi, iscritti al partito. Pur trovando insoddisfacente, timida e largamente inadeguata alla sfida dei tempi la piattaforma politica che il partito proponeva. L’abbiamo fatto perché credevamo, con senso di realismo, che la direzione imboccata dal Pd e rappresentata da Bersani fosse la mossa preliminare per archiviare il ventennio precedente e dare avvio a una stagione politica nuova in Italia e in Europa. Questa inversione di rotta avrebbe giovato non solo al Pd, ma all’intero sistema politico italiano e, in particolare, alla sinistra. Essa puntava, infatti, sul ripristino di un’idea di politica intesa come “sovranità collettiva” sui processi reali, contro 1) la delega della regolazione sociale ai poteri economico-finanziari; 2) l’affidamento al leader salvifico –necessario a catalizzare e a dislocare pateticamente su una sfera virtuale la voglia di cambiamento, una volta disinnescata la sovranità collettiva.

Le primarie tra Bersani e Renzi – pur non dovute, com’è noto – avevano perciò un grande valore simbolico, poiché servivano a sanzionare questo passaggio. Da una parte, l’idea di un’autonomia della politica e di un soggetto organizzato dei deboli che si contrappone ai poteri forti; dall’altra, Renzi (e, nel suo piccolo, Vendola) a rappresentare lo spirito del ventennio neoliberal e berlusconiano trasmutato a sinistra: leaderismo, disprezzo per l’organizzazione collettiva, subalternità ai poteri economico-finanziari, idea della politica come sfera da comprimere al massimo grado per far emergere tutta la bontà intrinseca del mercato e della società civile che “spontaneamente” portano prosperità e giustizia.

Bersani ha vinto quella sfida interna e tutto il centro-sinistra (Renzi compreso) ha chiesto i voti agli elettori per sostenere quella specifica idea di politica. Con questo mandato voi siete stati eletti. A quel progetto noi abbiamo dato il nostro voto.

Ora, sappiamo bene che le cose alle elezioni scorse non sono andate come ci si aspettava. Ma il fatto che quel progetto abbia “non vinto” non vi autorizza a cambiare cavallo senza passare dal “via”. Voi siete comunque moralmente e politicamente (ancorché non “legalmente”) obbligati a tener fede in Parlamento al progetto per il quale avete chiesto i voti. Siete tenuti a farlo nelle condizioni date: per questo si può anche tollerare un governo di larghe intese, se esso ha un mandato limitato a gestire le emergenze e a confezionare una legge decente per tornare a votare.

Ma con Renzi in campo le cose cambiano completamente: qui si sta parlando di un governo “politico” e “di legislatura”. Significa che voi state decidendo di realizzare il progetto opposto a quello per il quale avete chiesto i voti agli elettori. Con i nostri voti, state realizzando il progetto politico che, dentro il quadro del centro-sinistra, noi abbiamo inteso esplicitamente bocciare. Tutto questo ha un solo nome: “truffa”. Votando la fiducia a Renzi, voi vi renderete colpevoli di un raggiro, un furto ben più grave di quelli per i quali i politici vengono di norma fatti oggetto degli strali dell’antipolitica. Qui non si tratta di nutella o di “mutande verdi”, ma di democrazia. E’ come chiedere i soldi per mettere su un’impresa ecologica, socialmente responsabile, e poi, di fronte alla difficoltà dell’investimento, decidere senza consultare i risparmiatori di devolvere i soldi raccolti a un’impresa che inquina e che sfrutta i lavoratori. Questo state facendo.

Non è illegale, ma dovete spiegarlo alla vostra coscienza, prima che a noi. Ovviamente, il fatto che Renzi abbia conquistato la segreteria del Pd con nuove primarie (termine gravemente improprio, in questo caso) è del tutto irrilevante. Speriamo non vogliate sostenere che un’elezione informale interna a un’associazione privata prevalga sulle elezioni politiche per l’organo legislativo dello Stato. Certo, la democrazia non si esaurisce nei momenti elettorali: è un processo continuo che si dispiega all’interno dei corpi intermedi. A maggior ragione, però, riteniamo che essa non possa esaurirsi nei “gazebo”. Il partito elabora autonomamente le sue visioni, dopodiché sono gli elettori, nei momenti solenni sanciti costituzionalmente, a decidere se queste visioni debbano ispirare il governo del paese. Senza questo passaggio, siamo al di fuori della democrazia.

Speriamo non vogliate menare il can per l’aia sostenendo che occorrerà vedere il programma di Renzi prima di decidere. Lo conosciamo bene il programma di Renzi e poi come ogni soggetto post-politico, egli non ha alcun programma: è solo al servizio dei poteri e della potenza. E questo porta a fare cose all’apparenza contraddittorie, come accarezzare al contempo Marchionne e Landini.

Speriamo soprattutto che non vogliate aggrapparvi all’argomento che in queste ore viene irradiato a reti unificate dai fabbricatori dell’opinione pubblica: “d’accordo, la procedura non è ortodossa, ma bisogna uscire dalla palude, perciò mettiamo Renzi alla prova e poi giudicheremo”. E no: non funziona così. La primazia del “de facto” sulla “forma” democratica è sempre l’anticamera del fascismo. Di paludi, Mussolini ne ha bonificate a iosa. Ha costruito intere città, dato un lavoro a tutti e fatto arrivare i treni in orario. Se pensate che il “fare”, il risultato, l’efficienza vengano prima di ogni sanzione democratica, accomodatevi pure. Purché sappiate a che cosa andate incontro.
Se pensate che un eventuale successo dell’azione di governo di Renzi valga a emendare a posteriori lo strappo democratico di queste ore, vi sbagliate di grosso. I danni di lungo periodo per la democrazia e per la sinistra saranno ben peggiori. Poiché così sarà dimostrato che per “fare le cose” occorre forzare i meccanismi della democrazia e dare tutto il potere all’uomo solo al comando. In questo tipo d’immaginario, che voi contribuirete a formare, la sinistra sarà sempre perdente. In questo brodo di coltura, la destra avrà sempre la meglio, i peggiori trionferanno.

Ci direte che mettendo i bastoni tra le ruote a Renzi in questo momento, il Pd farà la solita figura del pachiderma inconcludente, che impedisce al nuovo di sgorgare. E no. Il Parlamento è sovrano. Ha i numeri per realizzare di sua sponte una legge elettorale che non sia un Porcellum al quadrato, come quello frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi, tornando dunque alle urne. A quel punto sarete liberi di sostenere la piattaforma Renzi. Ma fino ad allora, avete il dovere di rispettare il nostro voto. Il voto che vi hanno dato gli elettori.

Primi firmatari:
Claudio Bazzocchi – Antonella Buttiglione – Max Civino – Matilde Madrid – Onofrio Romano – Danny Sivo

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