Cronologia di un Bologna-Gate

Passo passo gli eventi, i commenti e le reazioni dell’affaire che “scuote” la campagna elettorale bolognese.

Tutto inizia giovedì 30 aprile con la conferenza stampa di Bcl in cui Serafino D’Onofrio diffonde la visura di un patteggiamento per evasione fiscale della primavera del 1999. Il protagonista di questa vicenda potrebbe essere uno dei tanti candidati sindaco in corsa a Bologna.

Le prime reazioni: Cazzola non commenta, mentre Delbono definisce la vicenda spazzatura.

Mentre la polemica monta sui giornali il Bcl con D’Onofrio rivendica la propria azione e la Procura di Bologna apre l’inchiesta.

Interviene anche la lista Grillo che vuole il 740 di tutti i candidati.

Il colpo di scena avviene il 5 maggio quando spunta un testimone: e fa i nomi: Il “mandante” di tutta l’operazione sarebbe il capogruppo della Tua Bologna Alberto Vannini, aiutato da Marco Zanzi, uomo dello staff di Giorgio Guazzaloca. Volano gli stracci: Cazzola chiede le dimissioni di Guazzaloca e arriva perfino a negare di avere mai avuto guai con la giustizia..

Il testimone (Filippo Mineo, ex agente dei servizi), Vannini e Zanzi vengono indagati dalla Procura . I due seguono linee di difesa molto diverse: Vannini cerca di far slittare il procedimento a dopo il voto, Zanzi invece si smarca da Mineo e pone dei dubbi sul comportamento dell’ex agente.

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