Croci-fissati

Potevamo farci mancare a livello locale il dibattito sul crocifisso? Ma certamente no. Ieri è stato un florilegio di annunci, dichiarazioni sdegnate, ordini del giorno annunciati e chiamate alle armi in difesa della croce.
Il bello è che quasi tutti i politici, dall’estrema destra al centrosinistra, sono sostanzialmente d’accordo nel “censurare” l’operato  della Corte Europea . Le differenze si vedono solo nelle sfumature delle risposte e nelle possibili strategie di rappresaglia. Abbiamo sintetizzato alcune posizioni per orientarci meglio:

1) Tendenza La Russa – I fautori di questa corrente si ispirano ai sentimenti del nostro Ministro della Difesa che, pacatamente, ha rivolto un pensiero ai giudici di Strasburgo: “possono morire“. A livello locale sono rappresentati dai leghisti, dall’estrema destra e dal sindaco di Sassuolo Luca Caselli, che ha comprato 50 crocifissi e passerà a distribuirli personalmente alle scuole: “Si tratta di una sentenza assurda, una vera propria idiozia – spiega il sindaco – non solo è contraria alla tradizione religiosa e culturale europea, ma che reputiamo anche pericolosa.” Il primo cittadino di Sassuolo è un laico e sincero democratico, infatti è stato eletto sulla base di un unico punto: eliminare tutte le moschee. Un consiglio: se vi offre il crocifisso meglio non rifiutare…

2) Tendenza Bersani – E’ il segretario e dà la linea ma lo fa in maniera serena. Con quell’antica saggezza da contadino emiliano che lo contraddistingue fa notare che il crocifisso è po’ come il lambrusco e il tortellino: fa parte di noi, perché incazzarsi? beviamoci sopra.  Con lui, compatto, si schiera quasi tutto il PD di ogni ordine e grado. Si distingue come sempre il PD imolese, territorio dove Bersani ha fatto addirittura meglio di Karzai aggiudicandosi la vittoria alle primarie con un secco 105% dei voti. “Il simbolo del cristianesimo non è un limite alla libertà dei ragazzi o delle loro famiglie“, spiega il democratico imolese Maurizio Barelli, “la serena convivenza che sperimentiamo anche all’interno delle scuole del nostro Circondario, che sono sempre piu’ multietniche, ne è la prova“. Infatti, come ben  sappiamo,  nelle scuole di Imola possono iscriversi persino i bambini di Castel San Pietro.

3) Tendenza Garagnani/Cevenini. E’ la riproposizione in chiave politica locale di un vecchio sketch comico del cinema muto, tipo Charlot opposto all’omaccione coi baffi. La scena si svolge così: Cevenini, ascetico, invita alla calma e all’amore universale e citando sommessamente i Vangeli propone ai consiglieri di non parlarne a voce alta in consiglio. Subito dopo entra in scena a cavallo il sanguigno Garagnani, vestito da crociato, che comincia a inseguire Cevenini per infilzarlo con la sua alabarda, gettando scompiglio tra i banchi di maggioranza e opposizione. Vecchia, ma sempre valida, la variante con la seduta di consiglio che finisce a torte in faccia.

4) Tendenza Prc/Bellini. Rientra nel grande filone del cattocomunismo e si divide in due correnti. La prima, “Benaltrista“, ce la propongono i rifondaroli forlivesi: “Noi di Rifondazione Comunista questa volta proprio non ce la sentiamo di gettarci nella mischia su questa questione quando in merito alla scuola pubblica, ce ne sono altre e più urgenti: dovremmo riflette sulla qualita’ dell’offerta scolastica, sulla copertura di risorse umane ed economiche, sulla sicurezza dei plessi, sull’efficacia del metodo educativo, sull’età dell’obbligo scolastico, sulle pari opportunità di luogo, di spazio, di accesso, il sovraffollamento delle classi, il diritto allo studio, l’elenco è lungo“. Infatti si potrebbe andare avanti per ore aggiungendo tanti altri temi: la fame nel mondo, il dissesto idrogeologico, il rischio meteoriti e l’invasione delle cavallette.
La seconda corrente è più dorotea, l’abbiamo trovata su Repubblica a firma dell’esimio accademico di Diritto Canonico Piero Bellini. Lui una soluzione ce l’ha. Per risolvere il contenzioso il professor Bellini propone infatti un compromesso con l’Europa, molto simile al “lodo” sui garage interrati: “togliamo il crocifisso dalle scuole di nuova costruzione, lo teniamo invece in quelle vecchie a seconda della richiesta dell’utenza“. Geniale.


By Obelix

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2 commenti

  1. L’argomento interessa molto più di quanto Obelix la pensi. Da tutte le parti in commedia. Chi minimizza o è superficiale o guarda solo alle sue convenienze. Propongo di continuare a fare il resoconto e il commento di tutti gli atteggiamenti. Cito l’articolo web da Il fatto quotidiano di Marco Travaglio, quindi da Repubblica Bologna web la proposta della curia di riportare per legge (?) i crocefissi nelle superiori, dove erano spariti da tempo nell’indifferenza generale, pare anche per l’imbiancatura dei muri…

    Comment by maria cristina Bologna on 05/11/2009 at 19:48

  2. Grazie Obelix per il buon umore, anche se rimane l’amaro in bocca.

    Mi permetto di dare la parola a noi dell’UAAR, promotori del ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo

    La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha detto «no» ai crocifissi in classe, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana, socia Uaar.
    L’Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, ha promosso, sostenuto e curato tecnicamente tutto l’iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato. Quest’ultimo aveva stabilito la legittimità della presenza del crocifisso in classe, adottando per di più la formula del «crocifisso quale simbolo della laicità dello Stato»: una linea a nostro avviso lontana dalla realtà, e chiaramente sconfessata da Strasburgo.

    L’Italia aveva sottoscritto, nel 1950, la Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.
    Ancor più della palese violazione di tale patto internazionale con l’imposizione nella scuola pubblica di un simbolo ideologico di una specifica religione sugli altri (che ha origine nel ventennio fascista), suscitano sgomento le reazioni scomposte dei nostri rappresentati istituzionali.
    Se a livello nazionale un ministro della Repubblica, Ignazio La Russa, si permette di dire sulla TV pubblica «possono morire, non lo leveremo il crocifisso, possono morire loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla», a livello bolognese assistiamo ad una sorta di gara per imporre in tutte le scuole il crocifisso. E per imporre nella scuola pubblica un simbolo religioso (e solo quello!) ai bambini dai tre anni di età, lo Stato presunto laico e praticamente tutti gli esponenti delle forze politiche bolognesi si pongono al di fuori della Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.

    L’UAAR saluta invece la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo come un grande passo per la laicità italiana.
    Laicità ancora ben lontana: non dimentichiamo, e non lo dimenticano centinaia di migliaia di famiglie, come nella scuola pubblica vengano discriminati coloro che non intendono sottoporre i propri figli, dai tre anni di età, all’insegnamento della religione cattolica per due ore la settimana, con insegnanti pagati dallo stato ma scelti dal vescovo.
    Al danno si aggiunge la beffa, quando parcheggiati in altre classi, messi nel corridoio, accompagnati in aule senza attività didattiche che spetterebbero loro di diritto, vedono sopra le loro teste il simbolo religioso che in quel contesto viene a rappresentare l’origine della loro discriminazione.

    Roberto Grendene
    coordinatore del Circolo UAAR di Bologna – bologna@uaar.it

    Comment by Roberto Grendene on 06/11/2009 at 01:43

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