26 ago. – “Too little, too late”, questo il titolo scelto dal Guardian alla notizia che il regime di Damasco avrebbe dato il via libera agli ispettori Onu in cerca di prove sull’utilizzo di armi chimiche. Ad AngoloB ne abbiamo parlato con Lorenzo Trombetta, corrispondente Ansa da Beirut e animatore del sito SiriaLibano.
“L’opinione pubblica araba non crede in un intervento armato dell’occidente. C’è scetticismo”, spiega Trombetta. “Il regime di Assad – dice il giornalista – è appoggiato da un blocco sociale non consistente ma granitico”. La divisione sunniti-sciiti? “Usata strumentalmente, come capita tante volte”. I filo qaedisti di Jabhat al-Nuṣra? “Un’invenzione del regime, ma ora combattono davvero contro Assad in modo autonomo. Tutto questo grazie al fatto che i siriani sono stati abbandonati e nessuno ha aiutato le proteste che sono partite in modo pacifico. Oggi la Siria è davvero un terreno aperto ai criminali, alle teste calde e ai jihadisti. Colpa dell’inazione occidentale. Così troveremo i nostri supposti nemici alle porte della Turchia“. Un bombardamento contro i centri di potere di Assad, spiega Trombetta, “potrebbe far cadere il regime nell’arco di 48 ore”.

