9 nov. – “La nostra economia non ha mai visto dati così negativi“. E’ l’analisi di Luciano Sita, assessore alle attività produttive del Comune di Bologna, che ai nostri microfoni ha ricordato le difficoltà nelle costruzioni, ma soprattutto nella meccanica. Secondo Sita bisognerà “fare il possibile per non far chiudere le imprese bolognesi”, anche se, di fronte all’attacco di Cina e India, l’export nostrano dovrà rinnovarsi.
Poco dopo, dalla Camera del lavoro di via Marconi, a denunciare la crisi del metalmeccanico è stato Bruno Papignani, segretario della Fiom-Cgil di Bologna, che snocciola i dati su disoccupazione e aziende in crisi nella provincia. In un anno le ditte che hanno ricorso ad ammortizzatori sociali sono passate da 59 a 625; i lavoratori interessati da 2.600 a 23.800. E’ per denunciare questa situazione che il maggiore sindacato italiano preannuncia scioperi a catena dal 12 al 17 novembre. Si partirà dalla zona di Casalecchio di Reno, Zola Predosa e Sasso Marconi, con quattro ore di sciopero e incontri coi sindaci, per proseguire in tutta la provincia e finire nei centri dell’appennino il 17 novembre. A coronare gli incontri con gli amministratori dovrebbe esserci una seduta a Palazzo d’Accursio, durante un Consiglio comunale.
Il vero tema caldo del momento, tuttavia, per i metalmeccanici Cgil è quello della democrazia sindacale. Dopo la firma del contratto da parte di Fim-Cisl e Uilm, la Fiom ha disdetto il patto di solidarietà (che permette alle sigle meno radicate di avere rappresentanza nelle fabbriche) e pretende un referendum sul contratto in cui possano votare tutti i lavoratori.
Di “115 aziende meccaniche sparite” parla invece Loretta Ghelfi, segretario della Cna. Tuttavia, dal punto di vista delle 16 mila piccole e medie imprese artigiane della provincia di Bologna, la situazione comincia a migliorare, anche se il futuro per le aziende in crisi sembra essere uno solo: l’accorpamento e la messa in rete delle diverse ditte.
Intanto il bollettino di guerra della crisi a Bologna prosegue. Stamane, annuncia la Fiom, sono partite 49 lettere di licenziamento alla Nuova Renopress di Budrio.

