23 sett – Sono poco più di 90 i dipendenti dello storico marchio Bruno Magli che potrebbero restare a casa a partire dal 1 gennaio 2012. Il nuovo piano industriale prevede l’esternalizzazione della produzione, ad oggi a Bologna, con un possibile ritorno all’utile per il 2013. “L’azienda è dieci anni che è in perdita – dice Luciana Renda della Femca-Cisl – e quindi vogliono chiudere il sito produttivo di Bologna, trasferire alcuni dipendenti a Milano, tenere i brand, quindi il marchio, e far fare le scarpe a piccoli artigiani o ad altre aziende, al fine di risparmiare sui costi di produzione“. A Bologna dovrebbero restare solo alcuni dipendenti dell’ufficio amministrativo.
“Lo spostamento di alcune funzioni a Milano non è la soluzione ai problemi accumulati in questi anni dalla società, ma la definitiva scomparsa di un’altra delle importanti manifatture bolognesi“, fanno sapere in una nota i lavoratori, che hanno effettuato una serie di scioperi a singhiozzo. Lunedì e martedì il copione verrà ripetuto, come pure mercoledì quando i dipendenti incrocieranno le braccia in concomitanza con l’incontro fra sindacati e proprietà. La richiesta è l’apertura di un tavolo di crisi che coinvolga Comune, Provincia e Regione: “chiederemo di non chiudere la produzione e di cercare un potenziale compratore” afferma Luciana Renda. Lunedì e martedì anche le Rsu parteciperanno agli scioperi.
L’amministratore delegato dell’azienda, Armin Mueller, conferma in una nota la durezza del piano industriale reso necessario per il salvataggio dello storico marchio.

