“Costretto ad abbordare una lucciola per dimostrare che non sono gay”

Costretto ad andare con una prostituta per ‘dimostrare’ la propria sessualità e non perdere il proprio posto di lavoro. E’ il caso, raccontato dalla stampa locale e denunciato da Arcigay, di un cuoco di 40 anni che a Rimini è stato vittima del ricatto del proprio datore di lavoro che lo ha umiliato davanti agli altri dipendenti, costringendolo ad abbordare una prostituta e portarla dentro il ristorante. Il cuoco, dopo un mese di lavoro in nero, è stato poi licenziato e ricoperto di insulti omofobici da parte del ristoratore che è stato denunciato ai carabinieri per il suo comportamento tenuto qualche giorno prima di Natale. “Questa incredibile violenza – dice Marco Tonti, vicepresidente dell’Arcigay di Rimini – ricorda quelle che si praticavano nei campi di sterminio nazisti ai danni di centinaia di migliaia di omosessuali imprigionati, che venivano costretti con la forza ad avere rapporti con prostitute per ‘guarirli’. Anche se qualcuno lo nega, l’omofobia in Italia esiste eccome e si manifesta anche attraverso il branco come in questo caso. E’ necessario introdurre il reato di omofobia perché se quell’uomo non fosse stato gay (o percepito come tale) nulla di tutto ciò sarebbe successo, ed è quindi chiaro che l’omofobia è la causa specifica e unica di questa violenza”. L’Arcigay di Rimini ha lanciato un appello ai ristoratori riminesi ad aiutare la vittima, offrendogli un lavoro. Un modo, dice Tonti “per prendere le distanze da un rappresentante della loro categoria che rischia di gettare discredito su una città turistica come Rimini”. I carabinieri stanno indagando per fare chiarezza sulle responsabilità della vicenda. Secondo Piero Ippoliti, legale del cuoco, le ipotesi di reato potrebbero anche configurarsi in maniera più grave, come violenza privata o estorsione. Il legale ha riferito anche che il ristoratore, una volta appreso della denuncia, sarebbe tornato a minacciare il cuoco, ‘vantandosi’ di non temere di finire in carcere. Sul caso ha preso posizione il vice presidente del Parlamento europeo David Sassoli che ha commentato su twitter: “Cronache dall’orrore. Rimini, Italia”.   (ANSA)

Qui, l’articolo del Resto del Carlino di Rimini che riporta le parole del cuoco.

Il comunicato del circolo Arcigay Alan Turing di Rimini:

Omofobia a Rimini: gay costretto a rapporto sessuale con prostituta sotto minaccia di licenziamento. Prove tecniche di omofobia nazista
Le cronache di oggi riportano un caso gravissimo di omofobia. Un omosessuale che lavorava come cuoco è stato costretto, sotto il ricatto del licenziamento e umiliato dal proprietario e da quasi tutti i suoi colleghi, a “dimostrare” di non essere gay con una prostituta.
Porgiamo la nostra solidarietà alla persona bersaglio di tanto odio e gli offriamo il sostegno della nostra esperienza e contatti (come Ascolti Arcobaleno nato su nostra iniziativa) per superare al meglio questa difficile situazione.
Questa incredibile violenza ricorda quelle che si praticavano nei campi di sterminio nazisti ai danni di centinaia di migliaia di omosessuali imprigionati, che venivano costretti con la forza ad avere rapporti con prostitute per “guarirli”.
Anche se qualcuno lo nega l’omofobia in Italia esiste eccome e si manifesta anche attraverso il branco come in questo caso. È una violenza che usa la leva del bisogno, con minacce di licenziamento, per meglio infierire su una persona che voleva solo fare il suo lavoro per guadagnarsi da vivere. E’ evidentemente necessario introdurre il reato di omofobia perché se quell’uomo non fosse stato gay (o percepito come tale) nulla di tutto ciò sarebbe successo, ed è quindi chiaro che l’omofobia è la causa specifica e unica di questa violenza.
Vogliamo lanciare un appello agli altri ristoratori della provincia perché possano aiutare, offrendogli un lavoro, una persona in difficoltà e che dovrà affrontare ancora difficili prove. Sarebbe un modo per loro per prendere le distanze da un rappresentante della loro categoria che rischia di gettare il discredito sull’intera categoria, e questo in una città turistica come Rimini non deve succedere.
Molte lesbiche e gay subiscono in silenzio e non denunciano questi fatti per via dello stigma sociale che temono di ricevere. Oggi ci aspettiamo che sia tutta la società civile e le istituzioni a dire: “vivete liberamente e apertamente, la società vi accoglie, le istituzioni vi difendono”, perché questo è l’unico modo perché atti di questo genere non possano più verificarsi.
Come è successo per le vittime di Charlie Hebdo, anche tutti cittadini di Rimini oggi devono dire “io sono omosessuale” e mettersi inequivocabilmente dalla parte di chi riceve violenza contro chi la perpetra.
Marco Tonti, Fondatore di Arcigay “Alan Turing” Rimini, vicepresidente.

Il circolo sta pensando di organizzare una manifestazione a Rimini per domenica prossima, 18 gennaio.

l’intervista a Marco Tonti: “E’ assolutamente necessario che venga approvata una legge contro l’omofobia che non è un’aggravante delle aggressioni ma un movente”

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