Coopservice. Prosegue il braccio di ferro. Dionigi convoca l’azienda

coopservice uniboBologna, 3 apr. – Per il quarto giorno consecutivo, sono proseguiti anche oggi blocchi e picchetti davanti a diverse sedi dell’Università di Bologna, in via Zamboni, per la protesta di lavoratori di Coopservice e collettivi studenteschi contro l’accordo sindacale che penalizza le retribuzioni degli addetti della biblioteca multimediale.

Ancora una volta, secondo il sindacato di base Flaica-Cub che appoggia la mobilitazione, è andato a vuoto il tentativo di incontrare il Rettore Ivano Dionigi, che ieri con una nota aveva chiesto “un confronto urgente con Coopservice per una valutazione complessiva dei rapporti di fornitura dei servizi erogati a favore dell’Ateneo”. Per Antonella Zago di Cub, si è trattato di ‘una prova di forza inaccettabile’. “Dionigi non ha voluto ricevere una delegazione di lavoratori – afferma la sindacalista – e ha posto come condizione che prima fossero tolti i picchetti. Non possiamo pretendere che accetti i blocchi, siamo consapevoli che è una forzatura – ha aggiunto – ma è anche una scelta obbligata per i lavoratori, e non possiamo rimuoverli prima di sapere cosa c’è sul tavolo”.

In sostanza, il sindacato di base chiede garanzie (una retribuzione più equa e la promessa che non ci saranno ritorsioni per chi ha scioperato) prima di togliere i picchetti. Queste richieste sono state fatte ai prorettori Pier Paolo Gatta e Patrizia Tullini, che in mattinata sono scesi per incontrare i lavoratori al posto di Dionigi. Nel frattempo, il sindacato di base denuncia due “fatti gravi”: da un lato, alcuni lavoratori in sciopero sarebbero stati sostituiti da altri con contratti part-time; dall’altro stamattina presto alcuni dipendenti di ruolo dell’Ateneo avrebbero ricevuto una mail che li invitava a non gravitare in via Zamboni a partire dalle 8,30 per un probabile intervento delle forze dell’ordine. Per il tardo pomeriggio, lavoratori in sciopero e collettivi Hobo e Cua hanno convocato un’assemblea in via Zamboni 36 per fare il punto sulla situazione e decidere le prossime tappe della mobilitazione. (ANSA).

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